Se osi criticarli, è per invidia. Se di loro non parli, è comunque perché rosichi. Speciale finché volete, ma allora il matrimonio di Chiara Ferragni e Fedez è come tutti gli altri: se ne può parlare solo bene. Per questo, oltre che per il fatto che considero l’invidia l’apice dell’idiozia, non dirò che l’abito della sposa era incantevole un po’ meno quella pettinatura, né mi soffermerò sulla giacca ascellare dello sposo, che faceva molto Ugo Fantozzi a casa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare; pure sul menù francescano con quel «pescato del giorno» da sagra paesana, più taccagnez che Ferragnez, non infierirò. 

Niente di tutto questo, davvero, non è facile ma stavolta tengo a freno la penna. E mi auguro che il matrimonio celebrato ieri, benché civile e preceduto dalla convivenza – due elementi che, nelle statistiche, fanno rima con maggiore rischio divorzile -, possa rilanciare quel «per sempre» da molto, purtroppo, passato di moda. Se questo accadrà, se i due celebri sposini riusciranno involontariamente (escluderei sia una loro priorità) in questo rilancio dell’istituto matrimoniale, ebbene se davvero sarà sarà così, dirò anche io: evviva gli influencer. Sottovoce, non potete chiedermi troppo, ma lo dirò. Intanto, congratulazioni e (altri) figli maschi.

Giuliano Guzzo

 

 

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