La parola chiave è «realistica». Le macchie di sangue sulla Sindone, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato sul Journal of Forensic Sciences e immediatamente ripreso, ti pareva, da Repubblica e dal gregge mediatico, sarebbero disposte in modo «non realistico», dunque il lenzuolo – notare il salto (i)logico, davvero mortale – sarebbe un falso medievale. Mah. Avendo intervistato Emanuela Marinelli, tra le massime studiose al mondo del sacro lino, soprattutto una che l’ha esaminato direttamente, cosa che gli autori dello studio non hanno fatto (e chiamalo dettaglio), so che sulla Sindone si è detto tutto e il contrario di tutto.

Un fatto però è certo, anzi due: non sappiamo, nel 2018, come si sia formata l’immagine né sappiamo riprodurla (e chiamalo poco). E fa sorridere che si parli di non «realistico», con riferimento alla reliquia. Se è per quello, infatti, non è «realistico» neppure che un uomo, come fece Gesù, si faccia processare da innocente pur potendolo evitare in mille modi, e poi perdoni i suoi carnefici pur potendoli maledire per mille motivi. Né è molto «realistico» che i discepoli di un uomo così, se costui davvero morì senza risorgere, si siano divisi per dedicarsi alla predicazione incuranti del martirio. Eppure è andata così. Perché il Cristianesimo mica ha il problema di dover apparire «realistico», essendo già reale.

Giuliano Guzzo

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