Secondo i giudici di Strasburgo, le figure di Gesù e Maria sono lecitamente utilizzabili nelle pubblicità purché non siano «gratuitamente offensive o profane» e non incitino «all’odio». Una decisione che farà senz’altro indignare alcuni (stavo per scrivere «molti», ma meglio smetterla di sognare) eppure, a suo modo utile. Perché ricorda che la legalità ha definitivamente divorziato dalla giustizia, e perché scoperchia una volta di più il nostro odierno degrado, con l’incapacità – pure da parte di una Corte tanto illustre – di comprendere come lo spot che si serve del sacro sia già blasfemo di suo, a prescindere, senza bisogno di espliciti sberleffi, bestemmie a caratteri cubitali o outing satanici.

Paradossale, poi, che il tutto venga giustificato in nome dell’immancabile «libertà di espressione». E la libertà dei cristiani di non essere offesi? Quella può andare a farsi benedire, evidentemente. Perché oggi, si sa, il consumatore viene prima del credente, anzi forse egli è il solo vero credente rimasto, quello non cerca la salvezza ma i saldi; che ha nel Black Friday il suo Natale e che, alla preoccupazione del peccato, antepone quella del parcheggio. Da questo punto di vista la sentenza di Strasburgo potrebbe essere letta, a ben vedere, come espressione della più rigorosa ortodossia religiosa. Altro che laicità: ad avere la meglio, qui, non è la pluralità del pensiero, ma il monoteismo del Mercato.

Il peggio però potrebbe ancora venire. Lo scrivo perché nel 1973, ad argomentare criticamente sulle implicazioni degli allora «jeans Jesus» e del loro slogan – «Non avrai altri jeans all’infuori di me» -, era un pensatore geniale e maledetto come Pasolini. Oggi invece, con l’impossibilità di condannare ogni cosa tranne chi ritenga vi sia ancora qualcosa da condannare, è solo questione di tempo prima che un opinionista perbene, magari pure cattolico, intervenga per spiegare, a sproposito, che il mercato di articoli religiosi già esiste e che comunque non è più tempo per dividere ma di discernere anche perché, se è stato in una mangiatoia, Gesù starà benissimo pure in un poster. Esagero? Magari. Le vie del Signore sono infinite, ma anche quelle dell’idiozia non scherzano.

Giuliano Guzzo

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