«Le notizie false rivelano la presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili, con il solo esito che l’arroganza e l’odio rischiano di
dilagare
». Lo ha detto papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali, dedicato al tema delle fake news, e non si può che sottoscrivere. Al tempo stesso, pare opportuno cogliere l’occasione per tornare sull’argomento fornendo alcune precisazioni su passaggi che, ai più, sembrano sfuggire allorché si parla di notizie false; ma che rappresentano, come si vedrà, spunti utilissimi per una riflessione.

La prima precisazione è di natura giuridica ed è finalizzata a ricordare un aspetto molto semplice: non c’è nessun bisogno di sanzionare le bufale, perché il nostro codice penale le prende già sul serio. Il magistrato Bruno Tinti in tal senso segnala: «Quando sono bufale che attribuiscono falsamente responsabilità penali a chi è innocente, si tratta di calunnia (da 2 a 6 anni); quando sono idonee a pregiudicare la altrui reputazione, si tratta di diffamazione (fino a 3 anni); quando sono atte a turbare l’ordine pubblico, si tratta di notizie false e tendenziose (fino a 3 mesi e un po’ di soldi)» (La Verità, 30.11.2017, p.10).

La seconda precisazione è che le notizie false sono vecchie come il mondo. Non solo. Spesso sono servite – dalle armi chimiche di Saddam, mai trovate, agli attacchi chimici di Assad – come pretesti per guerre o invasioni o tentativi in questo senso. Quanto alla correttezza della grande stampa, basti qui ricordare quanto si narra abbia un giorno detto John Swinton (1829-1901), che fu uomo di punta del New York Times: «Se io autorizzassi la pubblicazione di un’opinione sincera in un numero qualunque del mio giornale, perderei il mio impiego in meno di 24 ore, come Otello […] La funzione di un giornalista è di distruggere la verità, di mentire radicalmente».

Magari Swinton esagerava, ma certamente la diffusione di bufale, spesso e volentieri ad opera di testate anche prestigiose, non è una novità. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: per quale ragione se le bufale – come si è poc’anzi visto – sono già sanzionate ed esistono da tempo indefinito, solo ora hanno assunto una dimensione emergenziale internazionale? Le fake news, ha ragione il papa, sono senz’altro indice della «presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili». Questo però spiega l’intervento del Sommo pontefice, non certo l’interessamento istituzionale e politico, europeo e nazionale per le bufale. Alla base di questo tipo di preoccupazione ci deve essere altro.

Cosa? Dato che ritengo più utile porre domande che avventurarmi in ipotesi, chiuderei con un interrogativo. Se voi foste proprietari di grandi giornali – che costano molto e non necessariamente vendono altrettanto, ma che esercitano comunque un grande condizionamento nell’opinione pubblica dato che le copie (come i clic) hanno un numero ma soprattutto un peso, specie se vengono lette da politici, avvocati, medici, insegnanti – come la prendereste se un signor nessuno, con un semplice blog o profilo sui social, potesse (spendendo zero) sconfessare in modo virale quanto raccontano i vostri giornali, mantenuti a peso d’oro? Buona riflessione.

Giuliano Guzzo

*****

«Un passo gigantesco oltre la sociologia» (Tempi)

«Bellissimo libro» (Silvana de Mari, medico e scrittrice)

«Un libro che sfata le mitologie gender» (Radio Vaticana)

«Un’opera di cui ho apprezzato molto l’ironia» (S.E. Mons. Luigi Negri)

«Un lavoro di qualità scientifica eccellente» (Renzo Puccetti, docente di bioetica)

Ordinalo in libreria oppure acquistalo subito su Amazon

 

 

Annunci