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Più passano i giorni e più si moltiplicano, nel mondo, i dubbi sull’autenticità o comunque sui retroscena delle immagini che ritraevano il piccolo Omran, il bambino siriano coperto di sangue e reduce dalle macerie conseguenti ad un bombardamento non è ben chiaro se dell’aviazione russa o di Assad. Una breve sintesi aiuterà a capire il perché di queste crescenti e non così surreali perplessità. Inizialmente quella fotografia era stata diffusa su Twitter da Raf Sanchez, corrispondente in Medio Oriente del Telegraph, quotidiano del Regno Unito, poi alla fotografia si sono aggiunte le altrettanto toccanti immagini ma i media occidentali – gli stessi che su Omran hanno costruito fior di servizi strappalacrime – si sono guardati bene dallo specificare alcuni “dettagli” abbastanza inquietanti. L’autore dello scatto, anzitutto, non è Sanchez né un giornalista occidentale ma – come riferito da diverse fonti internazionali, da Associated Press a Le Parisien – tale Mahmoud Rslan, non esattamente uno qualsiasi essendo un reporter considerato molti vicino allo spietato Harakat  Nour al-Din al-Zenki, gruppo ribelle teoricamente “moderato” – forse perché sostenuto da forze arabe e statunitensi –  i cui componenti, però, pare non si siano fatti particolari scrupoli, poche settimane fa, a decapitare un dodicenne di nome Mahmoud, purtroppo per lui senza giornalisti al seguito, poiché ritenuto un combattente di Assad.

Questo per stare alla foto. Ma neppure la verità sui filmati che hanno ritratto Omran pare più rassicurante. Anche se pochi l’hanno fatto notare, infatti, i video sono targati Aleppo Media Centre (AMC), anche qui non un’emittente qualunque essendo il braccio propagandistico del Fronte al-Nusra, movimento jhadista fino all’altro ieri costola nientemeno che di al-Qaeda. Non a caso molti sono rimasti colpiti dalla sequenza delle immagini, a partire dal comportamento del soccorritore del bambino, che si preoccupa di posizionarlo con cura salvo poi dileguarsi per non ostacolare il lavoro di telecamere casualmente sul posto. Una condotta, quella del soccorritore, che lascia perplessi anche per il fatto che costui da un lato, come si è detto, si prodiga per far accomodare Omran e, dall’altro, omette non solo il benché minimo accertamento sulle sue condizioni, ma pure di liberargli il volto dalla polvere e dal sangue, operazione che avrebbe richiesto qualche secondo appena. Qualcuno replicherà che queste omissioni potrebbero rispecchiare la gran fretta dovuta pericolo di nuovi bombardamenti, ma se così fosse non si spiega allora la calma di chi invece era lì ad immortalare il piccolo il quale, verosimilmente in stato di shock, non solo non piange e non si lamenta, ma evita pure qualsivoglia reazione di dolore, cosa abbastanza anomala e spiegabile – hanno fatto notare alcuni – col fatto che il sangue sul volto non fosse suo.

Sia come sia, c’è un’altra ombra sulle immagini che hanno commosso l’Occidente: i tempi. E’ solo un caso, la tempistica della diffusione delle foto del piccolo Omran? Gli studiosi di comunicazione da anni invitano a riflettere sul fatto che «non è detto che i media siano presenti dove accadono fatti rilevanti. Piuttosto, dove sono i media, là le notizie» (De Angelis, Guerra e mass media, Carocci 2007, p. 78). Ragion per cui è bene interrogarsi attentamente sulla genesi di questa notizia; ed è legittimo farlo visti chi sono gli autori di quelle immagini e visto che esse, guarda caso, hanno iniziato a circolare proprio in una fase che vede i ribelli “moderati” più che agevolati da una tregua perché in difficoltà per non dire in ritirata proprio ad Aleppo, città che non in guerra per colpa della Russia o di Assad ma perché oggetto di un assedio, da parte appunto dei cosiddetti ribelli, iniziato nell’estato 2012 senza sfortunatamente generare commozione in nessuno. Sappiamo anche, in aggiunta a quanto detto, che nelle scorse ore persino la tv di Stato cinese CCTV ha iniziato a dubitare dell’autenticità delle immagini di Omran ed ora a noi, purtroppo, non resta che sperare che un bambino a cui è già toccato l’orrore della guerra e ferito, anche se non gravemente (è stato dimesso il giorno stesso del suo ricovero in ospedale), non sia stato strumentalizzato da chi non ha pietà del sangue, figurarsi delle lacrime.

Giuliano Guzzo

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