Viva Fantozzi

 

 

 

 

 

 

Viva Fantozzi che a quarant’anni dall’uscita rimane, come chiunque può constatare, un capolavoro tragicomico senza pari. Questo ho pensato vedendo quanto sono invecchiati – e quanto sono indimenticabili – Paolo Villaggio, Plinio Fernando e Anna Mazzamauro, presenti alla Festa del Cinema di Roma per festeggiare “Fantozzi” e  “Il secondo tragico Fantozzi”, che rispettivamente il 26-27-28 ottobre e il 2-3-4 novembre tornano al cinema del tutto restaurati.

Viva Fantozzi perché la creatura di Paolo Villaggio in realtà non è cinema, bensì solidarietà cinematografica rivolta agli Italiani che, forse per la prima volta, hanno avuto nel maldestro ragioniere Ugo la certezza di essere compresi nelle loro note debolezze così come nelle loro sottovalutate virtù. Il più noto personaggio di Villaggio, infatti, da un lato finisce col fare la figura del fesso in ogni situazione, mentre dall’altro, invece, è capace di rendersi autore, talvolta, di gesti commoventi.

Basti pensare al fatto che sogna tutta la vita di tradire la moglie Pina con la signorina Silvani ma neppure quando è sul punto di riuscirvi – come quando per esempio si ritrova in un lussuoso albergo di Cortina d’Ampezzo con la collega, in Fantozzi in Paradiso (1993) – vi riuscirà tornando puntualmente a casa senza chissà quale romanticismo, salvando però il suo matrimonio. Come mai? Perché scopre che era stata la Pina stessa, credendolo in fin di vita, ad organizzare quella scappatella pur di sapere felice il marito.

Viva Fantozzi anche per questo, allora, perché le sue sono pellicole che fra ironie e fallimenti in fondo parlano anche di amicizia – come dimenticare le avventure tra Fantozzi e il ragionier Filini, interpretato dal leggendario Gigi Reder (1928-1998)? – di una famiglia che resiste ai naufragi e di orgoglio. Come quando, nel primo film, «al 38° coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio, Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie» trovando il coraggio di umiliare a biliardo il Direttor Cavalier Diego Catellani, Gran maestro dell’ufficio raccomandazioni e promozioni, sequestrandone poi la madre, «la vecchia».

Viva dunque Fantozzi perché è stato un personaggio grandioso nella sua evidente normalità, pieno di limiti ma mai del tutto rassegnato, capace di mescolare assieme divertimento e malinconia senza mai trascurare l’uno o l’altra. Così, anche sembra passato un secolo da quel 1975 quando uscì il primo film, c’è da scommettere che non solo coloro che ancora ammirano le imprese del ragioniere non sono diminuiti, ma sono aumentati. Perché quelle pellicole, celebrando il vero italiano medio, raccontano qualcosa di ognuno di noi.

giulianoguzzo.com

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