sondaggista

I veri sconfitti di queste elezioni, prima degli elettori di questo o quel partito, sono i sondaggisti e quelli che (fra i quali pure il sottoscritto) commettono sempre lo stesso errore: tentano di capire i cittadini attraverso la politica, quando invece occorre capire la politica attraverso i cittadini. Perché in democrazia, piaccia o meno, vince chi capisce i cittadini, non chi ne capisce di politica. Capita così che, come nessuno seppe prevedere il boom di Grillo, nessuno ha saputo prevedere quello del Pd di Matteo Renzi e nessuno, oggi, sa prevedere dove finirà l’Italia se il centrodestra non torna a fare il suo mestiere, a praticare in casa la meritocrazia che vorrebbe mettere in pratica nel Paese, a testimoniare i valori comuni dopo che troppi hanno testimoniato la propria convenienza, a darle anziché prenderle.

Nessuno, dunque, sa dire se mentre ora – giustamente – la Sinistra sogna, la Destra saprà svegliarsi: nessuna previsione sul ritorno di questa visione della politica. Solo una certezza: c’è molto da costruire. E una speranza: che il peggio, almeno, sia stato demolito; che chi ha voluto fare della politica un mestiere sia costretto a cercarsene uno, e chi alla politica ha sempre creduto possa continuare a farlo senza essere tacciato per idealista, quasi fosse un insulto. Avanti allora con i lavori di ricostruzione del centrodestra, con la riunificazione dei pezzi divisi attraverso ideali che hanno sempre unito. Così che quanti a queste elezioni europee si sono piazzati ultimi possano ribaltare la situazione, e coloro oggi pronosticano la sconfitta perenne di chi è già stato vittorioso rimangano presto vittime della dura legge del sondaggista.

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