divorzio

Tutti quanti felici e contenti, ieri alla Camera, per l’approvazione del cosiddetto divorzio breve, a destra come a sinistra; assai isolate, per non dire inesistenti, le voci di dissenso. Già questo, a un soggetto mediamente dotato dovrebbe bastare per insospettirsi e chiedersi: com’è possibile tanta convergenza su un provvedimento? O si tratta di un qualcosa di estremamente giusto oppure estremamente sbagliato, tertium non datur. Ebbene, si dà il caso che il divorzio, essendo qualcosa di affettivamente distruttivo quindi – a meno che non si voglia sostenere che il fallimento matrimoniale sia qualcosa di auspicabile e magari, chissà, il vero scopo delle nozze –, sia negativo. Indubbiamente negativo.

Eppure – dicevamo poc’anzi – non solamente il divorzio breve ieri è stato votato, ma persino applaudito da quasi tutti e salutato come una sorta di miracolo, di benedizione, di straordinario progresso per la nostra civiltà giuridica. Per il bene della famiglia e dei minori, è stato pure specificato da più parti calpestando la logica più elementare. Infatti, presentare il divorzio breve come favorevole alla famiglia perché eviterebbe dolorose lungaggini è come dire che un proiettile nella tempia aiuta la longevità perché, conficcandosi istantaneamente una volta esploso, almeno evita l’agonia: delirio. Allo stesso modo, dubitare che il bene del figlio sia stare coi propri genitori uniti è manicomiale.

Sempre meglio di capire che non si amano più o assistere alle loro liti, si ribatterà. Peccato che se l’instabilità coniugale è un problema significa che abbisogna di soluzioni (educative in fase prenuziale, di sostegno alla coppia dopo) non di un nuovo problema (il divorzio) che nulla risolve, anzi: le innumerevoli vicende di cronaca nera concernenti ex partner, purtroppo, lo mostrano fin troppo bene. Quanto alla “fine dell’amore”, ci sarebbe molto da dire. Anche perché misteriosamente l’amore fra lui e lei, oggi, tende ad esaurirsi sempre prima, alimentando il sospetto che la “fine dell’amore”, spesso, sia solo il tramonto dell’infatuazione o la scoperta di un rapporto mai maturato.

Quindi non è mettendo loro a disposizione uno strumento ancora più immediato per dirsi addio, che si aiuteranno le coppie in crisi. Tutt’altro. Lo mostra il caso della Spagna, dove il divorzio breve lo conoscono dal 2005 ed hanno già potuto apprezzarne i frutti: 1.343.760 di rotture coniugali fra il 2003 ed il 2012 (la quasi totalità determinate, appunto, dal divorzio breve) con aumento vertiginoso di quelle conflittuali – furono il 35,52% del totale nel 2004, sono state il 40,74% nel 2012. Nel frattempo i divorzi, nel loro insieme, sono aumentati: furono 124.702 nel 2011, sono stati 127.362 nel 2012 (+2,13%). Morale: in Spagna oggi finisce un matrimonio ogni 4 minuti. E ora l’Italia s’adegua. Che diavolo ci sia da applaudire, in tutto questo, rimane un mistero.

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