I fatti sono tristemente chiari. Durante i festeggiamenti di Capodanno, in piazza Duomo a Milano, una giovane di 19 anni – riprendiamo la cronaca dell’insospettabile Repubblica – «è stata prima circondata da circa una trentina di ragazzi che le hanno afferrato la borsa con la quale cercava di tenerli lontani, e poi è stata molestata sessualmente. L’arrivo degli agenti ha fatto fuggire il ‘branco’ che si è disperso in direzioni diverse».

Dal video dell’accaduto, pare proprio che, almeno la maggior parte degli aggressori, fosse di origine straniera. E così il pensiero vola, inevitabilmente, a quanto accaduto a Colonia nel Capodanno 2016, quando centinaia di soggetti nordafricani, rigorosamente in gruppo, assalirono delle donne per derubarle e molestarle. Stavolta l’episodio è stato assai più circoscritto, ma la sostanza non è molto diversa.  

Neppure i fatti di Colonia, per la realtà che fecero emergere, furono una novità assoluta. Già anni prima, infatti, sulle colonne di uno dei più rispettati quotidiani del Paese il sociologo Luca Ricolfi scriveva senza giri di parole che «quel che si può dire è che la propensione allo stupro degli stranieri è 13-14 volte più alta di quella degli italiani» (La Stampa, 21.2.2009). Questo, si badi, non autorizza alcuna generalizzazione.

Allo stesso modo, però, non si può neppure negare una realtà registrata in modo lampante dai dati e, in casi clamorosi – come quello delle scorse ore – pure dalla cronaca. Invece c’è da temere finirà così: di questo fatto si parlerà qualche giorno e poi stop, avanti. Perché ormai le leve dell’informazione che conta sono in mani ben precise e, dinanzi a tutto ciò che non è rubricabile alla voce «i crimini dell’uomo bianco», l’ordine di scuderia è uno: passare oltre.

Giuliano Guzzo

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