Oddio, a prendere per buona una notizia di Repubblica ci andrei piano. A prescindere. Però il titolone di oggi – «Il ddl Zan non ha più i voti» – è oggettivamente rincuorante. Significa che, quanto meno, i fautori della legge bavaglio ora tremano. E dire che le hanno provate tutte: sondaggi buttati là («il 99,9% degli italiani brama ardentemente la legge!»), l’arruolamento di Fedez (da venditore di smalti a rivale di giuristi come Mirabelli, Flick e Baldassarre, già presidenti della Consulta, è stato un attimo), la manipolazione del linguaggio («è una legge di civiltà»: perché lo dice il Pd?), i ricatti (vedi l’inserimento della tutela dei disabili, inizialmente assente ma tirata fuori dal cilindro per blindare il testo). Più di così non si poteva. Alla fine, sembra però che il gioco si sia inceppato.

A gettare il fatale sassolino nell’ingranaggio pare sia stata, con proposte emendative, Italia Vita, un nome una garanzia, quando si tratta di esercitare il sorrentiniano potere di far fallire le feste. Staremo a vedere. Certo, se fosse così, se cioè il testo del ddl Zan fosse emendato, con obbligato ritorno alla Camera, si allungherebbero i tempi. Inoltre, se oggetto della revisione del testo fossero – come pare – la scomparsa dell’identità di genere e magari l’inserimento di un riconoscimento dell’autonomia scolastica, il bavaglio resterebbe: però ci risparmieremmo in parte la cicuta dell’indottrinamento. Naturalmente, il fine primo resta comunque l’affossamento della legge. Perciò piano prima di festeggiare. Ma respirare, almeno quello, ora si può. E a chi protestasse, si rammenti la lezione della rappresentatività parlamentare: è la democrazia, bellezza.

Giuliano Guzzo

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