Non ho guardato Sanremo e non sono stato il solo, direi: nella serata d’esordio di ieri, rispetto allo scorso anno – quando il coprifuoco era ancora una parola desueta -, il festival della canzone italiana ha perso oltre un milione e mezzo di telespettatori. Non l’ho guardato eppure avrei dovuto, accidenti. Sì, perché Amadeus ha fatto una cosa rarissima nei programmi che vanno per la maggiore: il segno della croce.

In questo modo, ha fatto girare le scatole all’Uaar, l’Unione atei agnostici razionalisti («gesto davvero poco opportuno»), al Co-Mai, Comunità del mondo Arabo in Italia («tra il pubblico anche laici, atei, ebrei, musulmani»), e un po’ pure a me, che all’Ariston un gesto così bello, nobile, insomma cristiano non lo ricordavo e l’avrei ammirato volentieri. Sapevo che la vita ha sempre il potere di stupirci, ma da tempo non attribuivo più tale facoltà alla Rai. Felice di sbagliarmi, ogni tanto.

Giuliano Guzzo

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