Se già rari sono i pensatori, in questa disperata epoca, rarissimi sono i profeti. Ebbene, il filosofo Augusto Del Noce (1910–1989) vestì entrambi i panni: quelli di pensatore e profeta. Pensatore perché duellò come pochi con la cultura dominante; profeta perché né previde il collasso, annunciando sia la metamorfosi del marxismo politico in partito radicale di massa sia la vera dicotomia odierna, che non è tra destra e sinistra bensì – sottolinea Marcello Veneziani, che di del Noce fu amico – tra radicali e radicati, tra chi ha una visione comunitaria e chi una globalitaria.

D’accordo, ma se fu così grande, come mai pochi lo conoscono Del Noce? Perché Il suicidio della rivoluzione, il suo capolavoro, è così poco letto? Come si spiega, cioè, la rimozione di un gigante? La risposta è semplice: parliamo di un filosofo che interpretò il suo tempo senza sposarlo; che investigò la modernità tenendosene a rispettosa distanza. Del Noce era poi marchiato da un peccato originale: essere un cattolico senza sconti. «Nato cattolico, per uscire dal cattolicesimo avrei dovuto avere delle ragioni», disse, «ma queste ragioni, proposte da più parti, non mi hanno mai convinto».

Come se non bastasse, egli arrivò pure a rimproverare al cattolicesimo la smania di dialogo con un mondo moderno che – sosteneva con decenni di anticipo rispetto alle analisi attuali – non ha proprio niente di sostanziale di offrire all’uomo, al di là di ubriacature ideologiche e delle temporanee illusioni della tecnica. «I cattolici hanno un vizio maledetto», affermava Del Noce, «pensare alla forza della modernità e ignorare come questa modernità, nei limiti in cui pensa di voler negare la trascendenza religiosa, attraversi oggi la sua massima crisi».

Per il suo cattolicesimo antimoderno e per il suo conoscere i segreti della modernità scintillante ma in decomposizione, questo gigantesco pensatore fu messo al bando. Tanto che oggi ci si diploma senza conoscerlo. Ci si laurea perfino in filosofia sentendolo, se va bene, appena nominare. Eppure, a 30 anni dalla sua morte, avvenuta il 29 dicembre 1989, la profezia e la lezione di Augusto Del Noce non hanno perso nulla della loro portata, niente della loro capacità di spiegare il mondo. Forse anche per questo egli rimane in esilio: la cultura ufficiale, pensandosi sovrana, non può tollerare chi dimostri che, in fondo, il re è nudo.

Giuliano Guzzo