Niente più croci sulle vette dei Pirenei orientali. L’ha stabilito il Centro nazionale di addestramento commando (Cnec) francese per «non rinfocolare la polemica» e – testuale – per «la pacificazione», dopo che dei vandali si erano divertiti, nei mesi scorsi, a distruggere il simbolo cristiano sul Pic Carlit, la montagna più alta dei Pirenei orientali appunto. Ora, a parte la follia dell’autocensura preventiva, che sposa la linea vandalica a scapito della tradizione cristiana, viene da chiedersi se prima che sciocca una simile idea non sia pericolosa.

Infatti, se da un lato in Francia la cristofobia avanza a grandi passi –  875 chiese e 59 cimiteri vandalizzati solo lo scorso anno, per non parlare dell’enigmatico e comunque apocalittico rogo di Notre-Dame ad aprile – , dall’altro, dato che parliamo di un Paese che solo dal 2015 al 2018 ha subito 12 attentati islamisti (con 250 morti), che ospita la più grande comunità islamica in Europa con Mohamed nella top ten dei nomi dei neonati parigini già da anni, verrebbe da consigliare prudenza ai cugini d’Oltralpe. Perché chi di laicismo ferisce, d’islamismo perisce.

Giuliano Guzzo

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