Mancano meno di due mesi a Natale e, come in tanti, cresce in me il desiderio di doni, di Betlemme, di Gesù Bambino, insomma di presepe. Per fortuna non sono il solo, come dimostra lo stanziamento da parte della Regione Veneto di 50.000 euro per i presepi che verranno prossimamente allestiti nelle scuole pubbliche, private e professionali. Leggo però che l’incentivo, nelle intenzioni dei politici che l’hanno ideato, è volto a promuovere i «valori che hanno contraddistinto la nostra nazione attraverso la tutela, il ricordo e la celebrazione delle festività» e qui, confesso, entro un po’ in confusione.

Infatti la nascita Gesù Bambino ha senza dubbio a che vedere coi nostri valori nazionali, ci mancherebbe, ma va pure molto oltre sia l’Italia sia, in fondo, la religione stessa. Per rendersene conto basta riflettere sul fatto che, senza la Sua venuta, tutta una serie di grandiose conquiste di civiltà – dal concetto di persona, estraneo alla cultura greco-romana, alla valorizzazione della dignità della donna, dall’abbandono dei sacrifici umani alla scienza moderna – non sarebbero mai arrivate, o sarebbero arrivate molto dopo. Perché, dunque, ridurre il Bambinello a iconcina identitaria quando invece è stato ed è assai di più?

Chissà, forse i politici veneti non hanno letto bene i libri di storia, ma glielo si può perdonare dal momento che la loro proposta resta validissima. Più presepi nelle scuole significano infatti più radici e, tanto più un Veneto che nei giorni scorsi causa maltempo ha subito innumerevoli sradicamenti, questa è una chiara priorità. Per il resto, sono certo non mancheranno i commenti critici di chi giudica sprecati quei 50.000 euro, ma meglio non scaldarsi troppo dato che proprio Gesù Bambino insegna come pure gli asini, a volte, possano tornare utili. E poi sono così contento: il Natale s’avvicina, inizio a sentire voglia di presepe e, per una volta, provo nostalgia perfino per i banchi di scuola.

Giulliano Guzzo

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