Nel marzo 2017, nel bel pezzo delle polemiche su Ong e migranti, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, raggiante come non lo si vedeva da tempo, l’ha ricevuto a Palazzo Chigi; Emma Bonino ha dichiarato che «dal 1994 ci ha sempre aiutati» aggiungendo, su La7, «mi finanzia e me ne vanto»; durante quel carrozzone progressista che è il Festival dell’Economia di Trento, lo scorso giugno, è intervenuto, accolto con tutti gli onori; nelle 177 pagine di Mapping. Reliable allies in the European Parliament (2014 – 2019), dossier realizzato dall’agenzia di lobbying Kumquat Consult da egli incaricata, 14 italiani, di cui 13 in quota Pd, vengono eloquentemente indicati come interlocutori «affidabili».

Ma allora, cara sinistra, perché ora ti vergogni di Soros? Perché quereli Marcello Foa, neopresidente della Rai, per aver ricordato il pressoché ovvio, e cioè che un tuo noto e ricco amico ti sostiene? Delle due l’una: o il magnate ungherese è un personaggio impresentabile (sono di questo avviso, senza esitazione) oppure è una figura stimabile. Dato che, caro Pd, hai sempre optato per questa seconda concezione dello speculatore internazionale, non vedo perché prendersela con Foa. Che anziché criticato andrebbe ringraziato per aver solamente rammentato un’amicizia storica tra l’italico progressismo e il ricco filantropo. Che brutto però, eh: non si rinnegano così gli amici di vecchia data. Vergogna. Non lo meritava, povero George.

Giuliano Guzzo

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