La notizia del giorno è che all’Onu sono fermamente decisi, come dichiarato da Michelle Bachelet, alto commissario per i diritti umani, ad «inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom». Al che uno si potrebbe molto banalmente chiedere: ma perché mai, voi dell’Onu, dovreste inviare del personale a valutare l’aumento di un fenomeno, se già ne siete sicuri? E se invece non ne siete sicuri, dite un po’: cosa mai potranno scoprire i vostri valorosi inviati in pochi giorni che le rilevazioni ministeriali non abbiano riscontrato in settimane, mesi, anni?

Fra l’altro, sul nostro presunto razzismo pesano parole come quelle del sociologo Marzio Barbagli il quale, pur non negando l’esistenza di tensioni, sugli italiani dice: «Se per razzismo s’intende la superiorità etnica, direi proprio di no, anzi eccedono nel sentimento opposto» (Corriere della Sera, 25.8.2018). Inoltre, già che ci sono, osservo che l’Onu oggi in allarme già nel marzo 2009 denunciava per il nostro Paese l’«evidente e crescente l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti degli immigrati, richiedenti asilo e rifugiati». Stessi identici concetti, quasi stesse parole: ma che fate, amici dell’Onu, riciclate i comunicati stampa ad anni di distanza? Pataccari nell’anima, ecco cosa siete.

Giuliano Guzzo

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