In teoria oggi ricorrono i 50 anni, ma in realtà la morte di Guareschi da una parte sembra avvenuta da 500 anni e, dall’altra, avvenuta non sembra avvenuta affatto. Sembra avvenuta da mezzo millennio se pensiamo a quanto tutto sia cambiato da allora, passando da un Mondo piccolo in cui erano cattolici anche quelli che sembravano comunisti, a un mondo globalizzato dove sono progressisti anche quelli che sembrano cattolici. Tuttavia, il geniale Giovannino, quel Giovannino che fu scrittore, giornalista, umorista, vignettista, sceneggiatore, designer e che da italiano è stato tradotto come nessun altro nel mondo, si direbbe sia ancora vivo e ancora oggi si aggiri pedalando intabarrato nella nebbia della Bassa.

Il sospetto della sopravvivenza di Guareschi viene dall’attualità delle sue lezioni. Tante lezioni. Lezioni che, a volte, sono profezie. Come quando Gesù spiega a don Camillo, anticipando di decenni lo snobismo radical chic e l’illusione delle biotecnologie, il male che può fare quella «troppa cultura» che imbarbarisce l’uomo: «E’ la troppa cultura che porta all’ignoranza, perché se la cultura non è sorretta dalla fede, a un certo punto l’uomo vede soltanto la matematica delle cose. E l’armonia di questa matematica diventa il suo dio, e dimentica che è Dio che ha creato questa matematica e questa armonia. Ma Dio non è fatto di numeri, don Camillo, e nel cielo del tuo Paradiso volano gli angeli del bene» (“Mondo piccolo. Don Camillo”, Rizzoli, Milano 1991, p.254).

Ovunque sia, la cosa certa è quindi che Giovannino, quel Giovannino che Dio ci ha tolto nel 1968, quando l’uragano dei costumi stava iniziando ma quello nella Chiesa era già iniziato – si veda la contrapposizione tra don Camillo e don Chichì nel libro “Don Camillo e i giovani d’oggi” -, oggi manca. Alla letteratura. All’Italia. Ma soprattutto ai cattolici che continuano a preferire la fede alla filantropia, la salvezza alla solidarietà, il Signore a Soros. Fortuna che ci sono tutti quei libri e quei film, stupendi anche quelli, a strapparci alla nostalgia e alla malinconia; a darci la speranza che un giorno, nella Bassa, ci si potrà ancora imbattere in un omone con due mani grosse così, un prete vestito da prete, che davanti a un bicchiere di lambrusco possa ascoltarci e rassicurarci, sul Paradiso dove volano gli angeli del bene.

Giuliano Guzzo

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