Non conosco Roberto Vivaldelli. Vive nella mia stessa provincia, scrive per il quotidiano che per primo leggo ogni mattina, L’Adige, e dai social evinco una sua predilezione per i Persol, dato che li sfoggia nelle foto profilo. Però non lo conosco. Tengo a sottolinearlo perché non si pensi che quanto sto per dire di Fake news, il suo libro, sia la solita sviolinata della quale, quando si riceve il libro di un amico, ci si sente in dovere. Nossignore, il motivo per cui trovo davvero ottimo questo volume, edito da La Vela – una giovane e battagliera casa editrice, il cui gustoso catalogo suggerisco di consultare -, è un altro: lo è davvero.

Si tratta infatti di un testo agile, quasi tascabile direi, ma esplosivo dal momento che smaschera, una ad una, tutte le più letali bufale di questi anni. Che non sono quelle sui vaccini, contro gli immigrati o sui parenti immaginari di Laura Boldrini, bensì quelle propalate per il peggiore degli scopi: giustificare guerre, conflitti costati la vita a svariate migliaia di innocenti. Si pensi alle famigerate armi chimiche di Saddam o ai bombardamenti contro la popolazione, ai mercenari e agli stupri di massa che sarebbero stati commessi col placet di Gheddafi. O a tutte le balle raccontate sul conto di Assad e sui suoi attacchi chimici su civili inermi.

Ecco, su questo ed altro – tipo il Russiagate – Vivaldelli si sofferma con la chiarezza del cronista e la competenza dell’esperto di politica internazionale, condividendo la sua personale ed estesa collezione di bufale smascherate. Ne esce un testo scorrevolissimo, ricco di dati e osservazioni illuminanti. Alla fine delle 141 pagine che lo compongono, il lettore avrà pertanto acquisito non solo un punto di vista diverso sulla geopolitica, ma anche un metodo. E ci penserà tre volte, prima di abboccare ancora al grido di allarme della tal Ong o al video strappalacrime diffuso ad arte per colpire emotivamente l’opinione pubblica e persuaderla che l’ennesimo regime change sia necessario.

Fake news può essere dunque considerato un testo formativo. Perché oltre ad informare il lettore, lo allena ad informarsi correttamente e a disintossicarsi dalla retorica manichea della democrazia esportabile, della reductio ad Hitlerum e del dirittumanismo ideologico, quello che si impone con le bombe ma prima ancora, appunto, con le balle. Per essere giovane (classe 1989), Vivaldelli si dimostra così un autore molto interessante e coraggioso, capace di non solo di leggere ma di attraversare le notizie, senz’arrestarsi pigramente alla melodia della narrazione dominante. Esagero? Procuratevi il suo testo e leggetelo. Poi ne riparliamo. Scommetto la penserete come me. Alla grande.

Giuliano Guzzo

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