E’ in arrivo, ma fa già paura. Proprio tanta. No, tranquilli, non sto parlando di qualche uragano né di qualche cellula jihadista, bensì di un pullman arancione in partenza per un giro sulla nostra penisola, nel corso del quale toccherà sette grandi città italiane, e, sulle cui fiancate, campeggia – a caratteri cubitali – questa scritta: «I bambini sono maschi, le bambine sono femmine». Un’iniziativa che solo pochi anni fa sarebbe parsa incomprensibile, ma che invece oggi fa saltare i nervi a tanti.

Basti dire che, con riferimento proprio a un pullman così, sul blog femminista del Corriere della Sera, non più tardi di qualche mese fa ci si chiedeva: «Perché tanto odio?»; il sindaco di Madrid, Manuela Carmena, da parte sua, ha addirittura chiesto alla polizia municipale di bloccare la partenza del bus, in versione ispanica, dalla sua città; l’ultima è invece che il miliardario Soros in persona, sul web, nei giorni scorsi ha preso posizione contro il temibile pullman, accusandolo di veicolare una «falsa narrativa».

Una «falsa narrativa» dire che «i bambini sono maschi, le bambine sono femmine»? Bah, devo francamente essermi perso qualcosa, ma non è un problema. Anche se è piuttosto curioso constatare come, da una parte, venga detto che l’ideologia gender non esisterebbe – o sarebbe addirittura fissazione da allucinati – e, dall’altra, ci si scagli furiosamente contro un pullman che ha la sola e apparentemente banale funzione di ribadire l’ovvio. Ah, George non te la prendere, comunque: sappiamo che volevi l’esclusiva sulle «rivoluzioni colorate» e in particolare «arancioni», ma il mondo va così.

Giuliano Guzzo

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