Dov’eravate l’11 settembre 2001? Lo ricordate? Il sottoscritto era nel posto migliore e in quello peggiore assieme: davanti alla televisione. Migliore perché le inquadrature permettevano di vedere chiaramente quel che accadeva – compreso lo schianto nel secondo aereo sulla seconda torre gemella -, peggiore perché se il tubo catodico, da un lato, ammortizza l’orrore, d’altro lato ti toglie comunque il fiato trasmettendo paura allo stato puro. Niente effetti speciali quella volta, purtroppo: solo paura. Tanta paura.

Perché l’America, com’è stato scritto migliaia di volte, venne ferita al cuore. E con lei tutto il mondo occidentale che, pur non registrando alcuna perdita umana – a differenza delle 3.000 vittime che perirono negli Usa -, smarrì per molto tempo una serenità fino a quel momento data per scontata. Il fatto è che alle vittime dell’11 settembre 2001 ne seguirono moltissime altre, da quelle in Afghanistan a quelle in Iraq; da quella dichiarazione di guerra, insomma, ne seguì una vera e propria, di guerra.

Una guerra che come tutte le guerre non ci mette tutt’oggi nelle condizioni di stabilire con chiarezza torti e ragioni (troppo facile prendersela col solo Bush o col multiforme mondo islamico, e troppo comodo anche assolvere in toto l’Amministrazione americana o il fondamentalismo musulmano), ma che però ci consente di capire quali furono i veri eroi: i vigili del fuoco, che entrarono nelle Twin Towers sapendo che non ne sarebbero più usciti, e le donne dei talebani, che nonostante le loro drammatiche condizioni non si sono mai sottomesse del tutto.

I primi, morirono tutti col crollo delle Torri, le seconde – assieme a molti civili e militari – hanno continuato a morire. Perché l’11 settembre 2001, oltre che un’immensa atrocità, fu anche – come si è detto ed è bene ribadire – l’inizio di una guerra, di un conflitto bellico e civile, di informazione e controinformazione, di bugie e di bombe. Un scontro che, 16 anni dopo, morto Bin Laden ormai da tempo, non solo non si è ancora concluso, ma dà l’impressione di evolversi lasciando ciascuno di noi ancora alla ricerca di Qualcosa che – allora come oggi – dia la garanzia di non poter crollare.

Giuliano Guzzo

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