Giusto ieri si ragionava assieme, su questo blog, sulla scelta di alcuni di criticare, rispetto alla vicenda di Charlie Gard, l’«accanimento mediatico» sulla vicenda. Quel che avevo preferito omettere è che, tra detti alcuni, c’è anche un sacerdote abbastanza noto sul web. Un prete ora non più isolato dato che pure l’Osservatore Romano, con riferimento alla vicenda del bambino inglese, si è scagliato contro il clamore mediatico chiedendo sulla vicenda cali il silenzio così che «il mistero della vita faccia il suo corso». Due sole considerazioni rapidissime. La prima è che in assenza del deprecato «accanimento mediatico» – cui anche il Santo Padre, giova ricordarlo, ha contribuito – Charlie Gard ora sarebbe morto, e pare surreale che una parte del mondo cattolico non riesca a mettere a fuoco una verità tanto elementare.

Un secondo pensiero riguarda il fatto che non si ricorda una volta – neppure una – in cui la teoria dello struzzo, intesa come tentativo di abbassare i toni fino a nascondere il capo dinnanzi a un caso mediatico o a un dilemma etico, si sia rivelata vincente. Mai, infatti, abbandonare anzitempo il campo di battaglia sventolando la bandiera del «volemose bene» è servito a qualcosa, se non a rivelare una drammatica mancanza di coraggio. Rattrista doppiamente, peraltro, constatare come la teoria dello struzzo sia abbracciata da settori significativi della galassia cattolica proprio dinnanzi al caso di un bambino che evoca l’esortazione evangelica «Qualunque cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli lo avete fatto a me stesso» (Mt 25,40). E dire che si tratta gli stessi che, dinnanzi a temi cari alla cultura dominante – omosessualità, ambiente, migranti – si scatenano credendosi leoni. Senza accorgersi che sono e rimangono degli struzzi.

Giuliano Guzzo

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