«Certamente donne e uomini sono tra loro diversi – e va benissimo – ma per la diversa storia di cui sono portatori sin da bambini e quindi per il diverso percorso della loro formazione. Il cervello – fortunatamente – non fa la differenza». Si conclude così, senza lasciare il minimo spazio a dubbi, un articolo apparso sul blog del Corriere della sera l’1 aprile (purtroppo senza esserne un pesce) secondo cui un importante studio sulle differenze tra il cervello maschile e il femminile – quello realizzato dal gruppo di ricerca di Madhura Ingalhalikar dell’Università della Pennsylvania -, sarebbe sopravvalutato rispetto alle sue reali conclusioni.

Ora, anche se non sono uno specialista di neuroscienze ho avuto modo di approfondire l’argomento – e a prescindere dallo studio in questione, comunque pregevole – trovo poco corretto lasciar intendere, come fa il succitato articolo e soprattutto il suo titolo, che il cervello non abbia sesso. Per una ragione semplice: perché non è vero. Tra uomo e donna, infatti, il cervello mediamente differisce per volume, peso, struttura, composizione e funzionamento, come illustro in un apposito capitolo di Cavalieri e principesse, il mio nuovo libro già ordinabile e da giovedì in libreria. Poi è chiaro: le conclusioni di ogni ricerca vanno prese con cautela.

Tuttavia, ripeto, la tesi secondo cui il cervello è asessuato risulta insostenibile e smentita quotidianamente. Per esempio, una recentissima ricerca, uscita ironia della sorte poche ore dopo l’articolo del Corriere – e pubblicata dal prestigioso Journal of Neuroscience pare aver scoperto il motivo per cui, in genere, i pazienti di sesso femminile esigono dosi più elevate di morfina per beneficiare dello stesso sollievo di quelli di sesso maschile; un motivo legato, secondo lo studio – a cura di Anne Murphy della Georgia State University -, alla diversa attività, nel cervello femminile, di alcune cellule nelle regioni di elaborazione del dolore.

Si tratta di una ricerca che non presenta implicazioni sociali, ovvio, ma che confluisce in un ramo della letteratura già molto robusto. E che al Corriere fingono di ignorare, rilanciando pure la tesi – questa sì tutta da dimostrare – secondo cui se uomini e donne sono differenti è solo «per la diversa storia di cui sono portatori sin da bambini e quindi per il diverso percorso della loro formazione». In pratica, maschile e femminile sarebbero solamente un prodotto culturale, dovuto al «percorso di formazione» che tocca a ciascuno, originariamente venuto al mondo, se ne deduce, con cervello unisex e privo di identità sessuale. Che dire, sempre bello constatare come l’ideologia del gender non esista…

Giuliano Guzzo

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