referendum-costituzionale

Non ci posso fare nulla: antirenziano non sono, esattamente come mai ho capito gli antiberlusconiani. Tanto che il primo Matteo Renzi andai ad ascoltarlo, quando venne a Trento nell’ottobre 2012, e ne scrissi la sera stessasu questo blog – un articolo tutt’altro che critico già a partire dal titolo, “Renzi il magnifico”. Ora ho chiaramente cambiato idea ma l’odio no, non lo concepisco. Allo stesso modo, non appartengo ai fanatici cultori e adoratori della nostra Costituzione, che ritengo discutibilissima sin dal primo articolo – «LItalia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» (magari!) e certamente non intoccabile. Ciò nonostante, pur non potendo essere incasellato tra gli odiatori del Presidente del Consiglio e neppure tra gli innamorati di una Carta che non ho mai ritenuto, a differenza di altri che ora intendono stravolgerla, la più bella del mondo, ritengo doveroso, domani, votare No alla riforma costituzione Boschi-Verdini. Per tantissime ragioni, molte delle quali ho già avuto modo di esporre sia su questo blog sia sulle colonne de La Verità, il solo quotidiano nazionale di centrodestra non inginocchiato dinnanzi a questo esecutivo.

Per brevità, mi limito ad esporre tre motivi per cui considero impossibile appoggiare con un Sì la nuova Costituzione. La prima sono le menzogne con cui chi la promuove ha condito la campagna referendaria ingigantendo i risparmi che porterà la riforma, sparandola grossa sul problema inesistente dell’approvazione lenta delle leggi italiane, spiegando che ora o mai più. Tutte cose che – merito della riforma a parte – mi portano a confrontami con un dubbio elementare: perché mai, se si tratta di un buon cambiamento, chi lo condivide ha sentito il bisogno irrefrenabile ed ossessivo di mentire?  Non sarebbe bastato presentare la riforma così com’è? Forse perché, sotto sotto, trattasi di fregatura clamorosa? Perplessità numero due: questa riforma fa acqua da tutte le parti. Basti dire che – oltre a sottrarre ai cittadini la possibilità di eleggersi in modo diretto i senatori e a consegnare, con la legge elettorale, l’Italia ad uno solo al comando – non solo moltiplica, alla faccia della semplificazione, il numero di procedimenti legislativi, ma lo fa in modo caotico; non a caso, fra i costituzionalisti, c’è chi dice diventeranno 12, chi 10, chi 8. E questa sarebbe chiarezza? E questo sarebbe ammodernare il Paese?

Qualcuno sentiva forse il bisogno di altra burocrazia? Terza ed ultima questione: i sostenitori di questa Costituzione. Tutta gente che stimo poco, dal Ministro delle Finanze tedesco passando per la grande stampa internazionale, da Giorgio Napolitano (cui personalmente non perdonerò mai la fine inflitta ad Eluana Englaro) a Romano Prodi, quello secondo cui l’Euro sarebbe stata la panacea di tutti i mali, da artisti e attori, il cui Sì alla riforma è guarda caso pervenuto in coincidenza con l’approvazione, alla Camera, di un fondo sul cinema da 400 milioni di euro, a Fabrizio Rondolino, il critico del suffragio universale. Ma anche tra i sostenitori del No, mi si ribatterà, compaiono tanti le cui idee, a ben vedere, son ben distanti dalle tue. Vero. Ma trattandosi di una riforma costituzionale – sapete com’è – da italiano medio e non da costituzionalista della domenica, i cui panni lascio volentieri ad altri, trovo rassicurante stare dalla parte di 11 ex presidenti della Consulta e di 56 ordinari di diritto costituzionale, che significa tutti eccettuati quelli che hanno scritto la riforma, quelli che siedono alla Consulta ora e quelli che sperano di andarci. Sbaglio? Chissà. Ma il cambiamento purchessia, imposto a colpi di maggioranza e promosso a suon di menzogne emana già, secondo me, un pessimo odore.

Giuliano Guzzo

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