RENZI

 

 

 

 

 

 

L’apertura della campagna per il Sì al referendum costituzionale del prossimo autunno, tenutasi in pompa magna ieri al Teatro Niccolini di Firenze con un intervento con cui Matteo Renzi ha confermato di volersi giocare il tutto per tuttoSe non riesco vado a casa»), costituisce senza dubbio, in primo luogo, un evento politico. Esiste però anche una seconda chiave di lettura sia dell’accaduto sia della campagna referendaria inaugurata, ed è quella – d’ora in poi – non solo di vedere ma d’interpretare le mosse del Presidente del Consiglio, di osservarle cioè come movimenti solo all’apparenza casuali ma, in realtà, sapientemente pilotati.

Perché una simile chiave di lettura? La risposta è un nome: Jim Messina, «la persona più importante fra quelle di cui non avete mai sentito parlare» (The Nation, 2011). Moltissimi infatti non lo conoscono, ma è quasi certamente lo spin doctor numero uno a livello mondiale e qualche mese fa è stato ingaggiato dal Premier con un compenso di tutto rispetto (100.000 euro, secondo quanto riferito da Claudio Tito su Repubblica), che rende l’idea della sua rilevanza strategica, ma soprattutto con un rinnovo contrattuale automatico, in caso di vittoria, per le prossime elezioni. Ora, su Messina c’è una cosa fondamentale da sapere: è infallibile.

Proprio così: già braccio destro dell’ex capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Emanuel, uno dei politici più temuti d’America, il Nostro ha nel curriculum qualcosa come la rielezione di Barack Obama del 2012, la vittoria dei conservatori di Cameron nelle politiche britanniche del 2015 ed è attualmente co-presidente di un PAC, un comitato che riunisce più gruppi di interesse, a sostegno della candidatura di Hillary Clinton alle presidenziali del prossimo novembre. Naturalmente nessun uomo al mondo è infallibile, ma al momento Messina non ha conosciuto alcuna sconfitta. Ed ora, anche se non è stata diffusa neppure una foto dei due insieme, lavora per Renzi.

In che modo? Come scoprire la raffinata opera di questo professionista invisibile ma fondamentale, uno che da Steve Jobs ha imparato come utilizzare politicamente gli smartphone, da Steven Spielberg come catturare l’attenzione e da Anna Wintour, direttore di Vogue America, come trasformare Obama un marchio di successo? Svelare i segreti del lavoro del migliore spin doctor è cosa tutt’altro che semplice, ma osservando le ultime mosse di Matteo Renzi è possibile – pur consapevoli che si tratta solo d’un tentativo – avanzare ipotesi su almeno tre preziosi suggerimenti di cui costui potrebbe, oggi, essere destinatario. Il primo, banalmente, sembra essere di carattere estetico e simbolico.

E’ un caso che Matteo Renzi abbia pensato di bene di inaugurare la campagna referendaria non solo nella sua città – scelta che evoca automaticamente la vittoria (lì l’attuale Premier venne eletto Sindaco col quasi il 60% dei voti ed era, nel 2010, il primo cittadino più amato d’Italia) –, ma nel più antico teatro più Firenze, inaugurato per la prima volta nel 1658, una struttura – il Niccolini – di grande bellezza e oltretutto fresca di inaugurazione, avvenuta nel gennaio di quest’anno dopo due decenni di restauri? Ed è sempre un caso che si sia visto sul palco un Renzi con qualche sapiente tocco di lampada, che pochi mesi fa non aveva, e pure leggermente dimagrito? Chissà.

Sta di fatto che quella esteriore, soprattutto in campagne politiche, è cosa fondamentale, ed è impossibile che a Messina ciò sfugga. Secondo possibile indizio dell’opera del nuovo spin doctor del Premier: la messa in disparte di ogni tono da scontro diretto. Lo si evince sia dallo slogan dell’evento di ieri – e verosimilmente della campagna–, «L’Italia che dice sì», sia dal tentativo di Renzi di accreditarsi non solo come non in contrasto con la Costituzione, ma come autentico interprete della volontà dei suoi Padri. Abolendo il bicameralismo paritario il Premier ha per esempio detto di fare ciò che i Costituenti avrebbero voluto ma non potuto: «Il bicameralismo paritario non è quello che volevano coloro che scrissero la Costituzione».

Da qui in avanti, insomma, prepariamoci a vedere l’ex Sindaco di Firenze presentarsi al tempo stesso come riformatore radicale e come erede dello spirito costituente: lo so, scappa un po’ da ridere, ma è una strategia e come tale va letta. Una terza mossa di Renzi che potrebbe essere dovuta al suo formidabile stratega, sta nella parte conclusiva del suo discorso di ieri: «Fino a ottobre serve una gigantesca campagna porta a porta per chiedere se si vuole riportare l’Italia a due anni fa o andare a testa alta verso il futuro». «Porta a porta»: no, non è pubblicità occulta al programma di Vespa bensì la riproposizione del “Door to door”, il “porta a porta” che è servito a rieleggere Barack Obama nel 2012.

Segno che Renzi il suo spin doctor sono sul serio all’opera. Che cosa testimonia tutto ciò? Una cosa essenzialmente: che il Presidente del Consiglio si sta davvero giocando il tutto per tutto e, fino a ieri, temeva di non potercela fare. Se infatti sei sicuro di vincere un referendum non vai ad ingaggiare, per la campagna che precederà le urne, lo stratega migliore al mondo: lo fai solo se ritieni la sconfitta eventualità probabile, da scongiurare a tutti i costi. Dunque il destino del Governo, da qui ad ottobre, è – letteralmente – anche nelle mani di un invisibile ma decisivo mago della politica: può sembrare una esagerazione, ma non lo è. Poi la palla passerà agli Italiani, al popolo. E allora, oso pronosticare, ne vedremo delle belle.

Giuliano Guzzo

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