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Che adorabili giocherelloni, quelli di Repubblica. La porcata del Governo Renzi – che ha messo la fiducia sul maxiemendamento sulle unioni civili dopo che il 19 dicembre scorso l’ex sindaco di Firenze giurava pubblicamente mai si sarebbe arrivati a tanto – è ancora notizia fresca e loro già si sono precipitati a spiegare, con tanto di titolone, che il popolo sta brindando entusiasta: «7 italiani su 10 approvano la nuova legge». Naturalmente si tratta di una burla, e per capirlo basta andarsi a vedere com’è stata svolta la rilevazione di Demos, la quale ha in effetti rilevato come il 69% degli Italiani è favorevole a «riconoscere le unioni civili per le coppie omosessuali» e il 56% sia favorevole al matrimonio gay.  Ora, anche prendendo per buoni i dati Demos – dati in conflitto con altri che hanno riscontrato, quando le hanno rilevate, percentuali minori percentuali di consenso – la notizia che Repubblica avrebbe dovuto dare è la seguente: «il 56% degli  italiani approva la nuova legge».

Perché? Per il semplice fatto che quanto approvato in Senato, di fatto,  più simile ad un matrimonio omosessuale che a tutto il resto: lo provano i rinvii agli articoli del codice civile – gli stessi del matrimonio – del testo approvato nonché i diritti che, in questo modo, si sono introdotti: diritto alla reversibilità della pensione, al congedo matrimoniale, di assumere il cognome del partner. Scusate, e questo non sarebbe un matrimonio? Perché se non lo fosse, significherebbe che neppure il matrimonio…è un matrimonio! D’altra parte pure il sottosegretario Ivan Scalfarotto, a suo tempo – in un momento di rara franchezza -, fu chiaro: «L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik» (Repubblica.it, 16/10/2014). Assodato dunque che sette Italiani su dieci approveranno pure le unioni civili, ma intanto il Governo ha approvato il matrimonio gay, rimane da chiedersi una cosa: come mai?

Perché nonostante abbia già «vinto l’amore» – come ha spiegato Renzi imitando il peggior Presidente della storia Usa – la testata di regime s’è subito fiondata a celebrare questa vittoria? Un controsenso? Potrebbe in effetti sembrarlo, ma in realtà non è così per almeno tre ragioni. La prima è che la definitiva approvazione delle unioni civili – per quanto il passaggio alla Camera sia annunci tranquillo – deve ancora arrivare. La seconda è che in vista di un possibile referendum, che il popolo del Family Day minaccia di promuovere, meglio cautelarsi cercando di plagiare un po’ l’opinione pubblica. La terza è che Repubblica – raccontando agli Italiani il loro presunto consenso all’agenda LGBT, fatta eccezione per la stepchild adoption e le adozioni gay – tenta di preparare il terreno ad altri “diritti civili”. Come? Mettendo in pratica quella che la sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann (1916-2010) chiamò teoria della spirale del silenzio.

Non ci si faccia impressionare dal nome, si tratta di un giochino piuttosto semplice anche se diabolico. In breve, la teoria della spirale del silenzio sostiene che, nella misura in cui un singolo percepisce – anche se non è necessariamente così – di avere una opinione diversa o contraria a quella della maggioranza, si sentirà disincentivato ad esprimerla apertamente, venendo così ad inverare una profezia che il politologo Giovanni Sartori ha scritto in un suo manuale: «Chi non dice quello che pensa, finisce per non pensare quello che non può dire». Dunque, dopando la percentuale di Italiani favorevoli a unioni civili e matrimonio gay, Repubblica tenta di fare questo: intimorire gli Italiani contrari all’agenda LBGT riducendoli al silenzio. Conoscendo bene il mondo pro-family debbo però dare io, ora, una brutta notizia ai redattori del quotidiano di Scalfari: sono ancora tantissimi coloro che sanno che il matrimonio è fra uomo e donna che ad ogni bambino spettano un padre ed una madre. E non taceranno.

giulianoguzzo.com

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