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Il primo pensiero che mi viene in mente – a tre anni dalla rinuncia di Benedetto XVI – è che si è trattato di un papa coltissimo, profondo, alla ricerca di un dialogo vero col mondo laico eppure oggetto di continue calunnie: le costosissime scarpe di Prada in realtà dono di un artigiano novarese, l’anello d’oro personale che avrebbe dovuto sfamare l’Africa e che in verità viene ogni volta fuso e riutilizzato dal Papa successivo, la scomunica (mai neppure pensata) contro il regista Neri Parenti, la foto all’età di quattordici anni davanti ad Hitler (impossibile: Ratzinger nacque nel 1927, la foto era del settembre 1932), l’accusa – mai dimostrata e indimostrabile – di aver protetto preti pedofili, quando invece da un lato non esitò ad incontrare personalmente alcune vittime degli abusi e, dall’altro, fu talvolta criticato perché la sua normativa draconiana, secondo qualcuno, avrebbe rischiato di pregiudicare la presunzione d’innocenza e i diritti della difesa, senza contare che ogni volta che papa Francesco affronta la questione ricorda di muoversi nel solco del suo predecessore. Il secondo pensiero che mi viene in mente, invece, è che faremmo bene a chiederci come mai tanto fango è stato così gratuitamente gettato contro Benedetto XVI. Chi avesse una risposta a questo interrogativo, però, non la dica: potrebbe essere troppo dolorosa.

giulianoguzzo.com

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