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La scoperta di un vero e proprio piano segreto dell’ISIS per conquistare Roma – un testo trovato nelle scoperse ore e adesso nelle mani degli inquirenti di Brescia che, come rilanciato da più siti internet, pare preveda prima attacchi piccoli e poi la presa delle fabbriche di armi – evidenzia l’inderogabile necessità, per l’Italia buonista, di organizzarsi: sarebbe infatti inaccettabile che dei miliziani del Califfato, una volta usciti allo scoperto con un attentato o un’azione dimostrativa, fossero lasciati nelle mani della gente.

Di qui l’urgenza dell’approvazione di un PIMI – acronimo che sta per Piano nazionale per Integrare i Miliziani dell’ISIS –  che va strutturato in cinque passaggi diversi ma tutti egualmente necessari e dei quali siamo in grado di offrivi, in esclusiva, un’anticipazione. Il primo punto del PIMI allo studio da parte di esponenti politici i cui nomi per ora rimangono riservati è quello di ripetere a tutti, magari con un’apposita campagna di sensibilizzazione a colpi di spot televisivi, che «non tutti i miliziani dell’ISIS sono terroristi».

Del resto, non è forse così? Non è forse vero che in fondo non tutti gli affiliati del Califfato passano i loro tempo a fabbricare ordigni o a sgozzare prigionieri? Non è forse vero che, fra un’autocisterna, una scimitarra ed un tendone, vi sono anche tante mamme e insegnanti ed educatori e cuochi che non fanno altro che eseguire ordini bruscamente calati dall’alto? «Non tutti i miliziani dell’ISIS sono terroristi» ed è bene che il popolo italiano, evitando derive populiste e salviniane, se ne renda conto.

Un secondo passaggio fondamentale del PIMI è quello – sacro ed irrinunciabile – di «chiedere aiuto all’Europa»: non è giusto, dovranno comprensibilmente protestare i nostri politici, che l’Italia sia lasciata sola a fronteggiare la non facile integrazione, nel proprio tessuto sociale, dei sostenitori del Califfato. Occorrerà pertanto uno sforzo equamente condiviso, magari preceduto da un vertice che preveda l’equa distribuzione sul territorio continentale dei miliziani da formare ai valori europei.

Terzo passaggio obbligato per Integrare i Miliziani dell’ISIS è quello di aprire loro le porte di appositi Centri di accoglienza: come sarà possibile infatti per costoro trovare un impiego una volta che dichiareranno pubblicamente la propria appartenenza politica e religiosa? Chi darà loro un lavoro o un tetto? Nessuno, ovvio. Di qui l’esigenza di Centri di accoglienza, nei quali ai guerriglieri, fra un pasto e l’altro, possano essere somministrati a ciclo continuo i video di Roberto Benigni che declama la Costituzione italiana.

Il Piano nazionale per Integrare i Miliziani dell’ISIS prevede inoltre, come quarto punto e con la collaborazione di qualche cattolico di buona volontà, un incontro ecumenico con i rappresentanti delle C.I.C. – acronimo che sta Comunità Immigrati del Califfato -, durante il quale da un lato si ribadisca che «non tutti i miliziani dell’ISIS sono terroristi» e, dall’altro, si possa sottolineare che, in fondo, quando pregano tutti pregano lo stesso Dio e che questa è una cosa bellissima sulla quale riflettere.

Ultimo punto del PIMI è quello, per il prossimo Natale, di diffondere – con contributi alle aziende che decideranno di farsi carico di questa produzione – nuovi Presepi per l’integrazione coi Miliziani; Presepi che a seconda dei modelli prevedano per esempio l’arrivo di Magi armati di Kalashnikov, una bandiera del Califfato sopra la Grotta oppure i pastori tutti rigorosamente ammanettati e in una tuta arancione. L’iniziativa avrebbe costi limitati ma un alto valore simbolico, ragion per cui si spera possa, insieme alle altre del PIMI, trovare riscontri favorevoli.

giulianoguzzo.com

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