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I film del momento sono senza dubbio altri – Il Ponte delle spie e Star Wars su tutti – tuttavia sarebbe ingiusto, per quanti in questi giorni andranno al cinema, non segnalare anche Irrational Man (2015), l’ultimo lavoro di Woody Allen. La pellicola, infatti, non solo risulta gradevole ma si presenta come un riuscito intreccio di generi diversi – commedia, sentimentale e giallo, si legge nella scheda di Wikipedia, ma il film si può ritenere anche un drammatico – che, anche grazie ad un ritmo incalzante e costantemente accompagnato da un sottofondo musicale, difficilmente annoia gli spettatori. La storia è quella di un docente di filosofia (Abe Lucas, ben interpretato da Joaquin Phoenix, 3 candidature ai Premi Oscar e noto ai più come il crudele Commodo de Il Gladiatore) che inizia ad insegnare in un nuovo college, dove grazie al suo carisma, diviene presto l’idolo dei suoi studenti. Lucas ha però un problema: vive una crisi esistenziale e fatica a trovare un senso alla propria esistenza. Al punto che non solo è insoddisfatto di se stesso (si reputa un intellettuale inconcludente), ma non riesce ad assaporare – né cerca – il piacere di una relazione stabile vivendo preda dell’alcool e di un disordine dal quale non ha la determinazione di evadere.

Questo fino a quando la sua vita, improvvisamente, trova un’illuminazione: Lucas infatti, mentre si trova in un locale pubblico assieme ad una studentessa innamorata di lui (Jill Pollard, interpretata da Emma Stone), ascolta per caso una donna in lacrime confidare agli amici d’essere sul punto di perdere l’affidamento dei figli per colpa di un giudice corrotto, Thomas Spengler; un racconto che, per il professore, suona come un invito elettrizzante: quello di uccidere quel giudice non tanto e non solo per esaudire il desiderio di vendetta di quella donna sconosciuta – che nella conversazione origliata da Lucas “si limitò” ad augurargli un cancro -, ma per dare un senso alla propria vita. Qui il ritmo del film subisce una piacevole accelerazione con la storia che si rende sempre più appassionante ed intensa fino ad un finale che non anticiperò. Anche perché, benché la costruzione della storia sembri non soffermarvisi eccessivamente, l’elemento più profondo del film a mio avviso è la condizione che il professor Lucas sperimenta: un’incapacità di dare sapore alla propria vita che, come poc’anzi detto, verrà colmata da un’intenzione omicida e giustiziera.

Ma è giusto arrivare ad uccidere pur di sentirsi vivi? Woody Allen – alla luce anche dell’epilogo che propone agli spettatori – non afferma affatto che lo sia, anzi. Questo comunque non elimina la genuinità della ricerca di senso che permea il docente filosofo interpretato da Joaquin Phoenix. Infatti, anche se l’omicidio quale possibile riscatto non è affatto novità assoluta – similmente, per esempio, agì anche il Michele Ardengo degli Indifferenti di Alberto Moravia (1907-1990) -, appare difficile, pure per chi non ha una formazione filosofica e fortunatamente non vive crisi profonde, non vedere come il nostro tempo sia dominato da una voragine che si traduce in infiniti tentativi di colmarla: chi con la famiglia, chi col successo professionale, chi col piacere, chi con la preghiera. Da questo punto di vista Irrational Man si presenta dunque come l’amplificazione cinematografica, per così dire, di un problema vero, che spesso neppure i sentimenti amorosi – che nel film non mancano, anche se non riescono mai a prendere il sopravvento – hanno la forza di risolvere e che si ripresenta continuamente con interrogativi impegnativi, vertiginosi perfino, ma che dopotutto altro non sono che il prezzo da pagare per chi non si accontenta della superficie.

Voto: 7.

giulianoguzzo.com

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