vaticano

 

 

 

 

 

Quello che maggiormente colpisce, della presunta benedizione di Papa Francesco ai libri gender, non è tanto l’operato di una Segreteria di Stato che, rispondendo alla lettera

di un’autrice LGBT con toni incauti, ha innescato un equivoco trasformato in scoop. Quello che più impressiona è la velocità con cui quello che, a ben vedere, non era minimamente uno scoop – come si è qui osservato ancora prima delle precisazioni della Sala stampa vaticana – sia divenuto una notizia epocale quale sarebbe stata, se vera, la svolta del Santo Padre sulla definizione di famiglia e sulla teoria del gender, fino a ieri aspramente contestata dal pontefice argentino.

Com’è potuto succedere? Al di là delle responsabilità degli uffici della Segreteria di Stato, il dato rilevante è che si è ormai passati da una Chiesa presente nei media alla Chiesa dei media. Se infatti fino a ieri – complici esternazioni di Papa Francesco soggette, talvolta, a letture differenti – sui pronunciamenti papali potevano esservi, al massimo, dispute interpretative, la situazione attuale, anche in conseguenza del successo dei social media, dove le notizie false diventano verità consolidate in pochi istanti, registra addirittura un vero e proprio sdoppiamento, verrebbe da dire quasi un silenzioso scisma, fra la Chiesa cattolica e una Chiesa nuova, virtuale e politicamente corretta.

E’ come se l’informazione fosse ascesa al soglio pontificio. Gli esempi si sprecano: si va dalla confusione sistematica fra Chiesa, Conferenza episcopale italiana e Vaticano a quel «si una persona es gay busca al Señor y tiene buena voluntad..¿Quien soy yo para juzgarla?» pronunciato da Papa Francesco ad un giornalista spagnolo di rtve e divenuto, per troppi, «chi sono io per giudicare?», abolizione di qualsivoglia giudizio di verità morale, dalla sovrapposizione tra gli atti Magisteriali e interviste di uomini di Chiesa fino, per tornare a noi, all’inesistente approvazione dell’ideologia del gender decretata sulla base di un’amplificazione mediatica di un caso rispetto a cui smentite e precisazioni hanno efficacia scarsa.

Che fare, quindi? Un primo, fondamentale passo per arginare il radicamento della Chiesa dei media è, anzitutto, riconoscere l’esiziale trasformazione in corso: non basta cioè più affidarsi alle rettifiche di una Sala stampa vaticana sempre più simile ad un’adunata di pompieri che tenta puntualmente di spegnere le fiamme degli equivoci, occorre riconoscere la drammatica rivoluzione in corso. Conseguentemente – secondo aspetto – tutti, dal Santo Padre all’ultimo cappellano di periferia, dovrebbero rivedere con decisione il loro modo di esprimersi, soprattutto in termini di prudenza e con la consapevolezza che da ogni sbavatura lessicale che possa generare caos è di gran lunga preferibile il silenzio.

Una terza strategia per frenare l’ascesa della Chiesa dei media può essere quella, molto banalmente, di riscoprire la Tradizione intesa come legame ininterrotto e bimillenario: nel momento in cui i fedeli si ricordano di essere figli della Chiesa di sempre – che cambia il mondo perché cambia le anime – non corrono rischi di farsi sedurre dal Vangelo del politicamente corretto. Viceversa, senza radici e punti fermi il potere di manipolazione si fa enorme e può accedere, come ahinoi avviene sempre più spesso, che la Chiesa dei media recluti fedeli inconsapevoli, che neppure si accorgono di seguire un Magistero parallelo eppure lo fanno, giorno dopo giorno, allontanandosi dalla barca di Pietro in favore di altre, dalle mete pericolosamente incerte.

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