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Il copione è sempre lo stesso: vilipendio del Cristianesimo venduto per espressione artistica. Stavolta accadrà al Teatro Olimpico di Vicenza, il 18 e 19 settembre, con la messa in scena dell’opera “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Cantata BWV 4, Christ lag in Todesbanden. Oh, Charles!” di Angélica Liddell, una che dal palco, fra le altre cose, delizierà il pubblico raccontando come si masturbava con il crocifisso. «Se parlo di masturbazione lo faccio dal punto di vista della fede. Mi masturbavo col crocefisso perché il mio corpo reagiva alla bellezza di un uomo crocifisso e santo, irraggiungibile. Volevo amare il Re dei Re», dichiara. Direi che non è il caso, davanti a esternazioni simili, di aggiungere nulla: il vaniloquio si commenta da sé.

L’aspetto su cui invece vale la pena porsi qualche interrogativo è il seguente: e i cattolici? C’è forse l’intenzione di lasciar correre? Di non fare nulla? Matteo Salvini ha parlato di «schifezza», nel Consiglio comunale qualche voce critica si è levata ma dalla curia – da quanto è dato sapere – ufficialmente ancora niente; e da qui al 18 settembre c’è da augurarsi la musica cambi. Non per infierire sulla regista catalana ma per ricordare a chi organizza, promuove e intende permettere che la sua opera vada in scena, che sta offendendo una religione ancora cara a qualcuno. Poi è ovvio, l’opera teatrale non sarà tutta incentrata sulla masturbazione con crocifisso – è prevista pure la messa in scena di sangue (vero) spillato a uno degli attori –, ma ce ne dovrebbe essere già abbastanza per indignarsi. O no?

Sia chiaro che l’obiezione secondo cui criticare a priori una rappresentazione è sbagliato non regge nel modo più assoluto: se so che a teatro deridono o umiliano di mio padre, possono farlo anche allestendo un indimenticabile capolavoro ma non ciò non toglie che io sia autorizzato a scatenare un putiferio; e se offendono Gesù è pure peggio, molto peggio. Né ha rilevanza l’osservazione per la quale scandalizzandosi altro non si fa che pubblicizzare l’evento: anche se un solo spettatore assistesse al racconto della masturbazione con un crocifisso la gravità dell’accaduto rimarrebbe la medesima. Per questo, al di là di quanto accadrà o – speriamo – non accadrà al Teatro Olimpico, per i cattolici berici e non solo questa è un’occasione per vedere se, fra tanti dialoghi e aperture, esiste ancora un po’ di onore. Staremo a vedere.

 

 

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