censura

 

 

 

 

 

Se Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, ritiene che sia inopportuno che nelle scuole dell’infanzia del suo Comune ai bambini vengano rifilati libretti dove si presentano le famiglie omogenitoriali – realtà che ufficialmente interessa appena 529 minori in tutta Italia (Istat, 2013) – è un bigotto. Se invece giornalisti di Repubblica denunciano che in uno stand del Meeting di Rimini si presenta la «singolare teoria» – dimostrata da una pubblicazione su rivista peer-review indexata, organo ufficiale dell’International Epidemiological Association, pubblicata dall’Oxford University Press – della maggiore mortalità delle coppie dello stesso sesso sposate rispetto alle coppie sposate eterosessuali, ottenendo l’annullamento delle presentazioni dei libri che in quello stand (quello dei domenicani, gente pericolosissima) erano in programma, costoro rendono un servizio onesto all’informazione. Se cioè uno si oppone a che discutibili pubblicazioni finiscano a dei bambini che neppure le richiedono è un medievale, se invece uno si adopera col risultato che pubblicazioni (a suo dire) discutibili non siano neppure presentate a chi fosse interessato, è un piccolo grande eroe della libertà di pensiero. Questa è l’incredibile, paradossale, vergognosa commedia che – col silenzioso placet delle vestali del politicamente corretto – scorre davanti ai nostri occhi in questi giorni di fine agosto. E no, non è Lercio.

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