Un-illustre-inconnu

 

 

 

 

 

Prima numerose identità segrete, poi il passaggio definitivo dalla menzogna alla verità, la paternità come dono liberante, la scelta del sacrificio: sono davvero molti e tutti profondi i temi che presenta Un illustre inconnu (2014, Francia), film proiettato in anteprima nazionale al Fiuggi Film Festival della cui edizione 2015 – per consenso unanime della giuria ufficiale, della quale ho avuto l’onore di far parte – è risultato vincitore. La storia, in breve, è quella di Sébastien Nicolas, quarantenne agente immobiliare che vive talmente solo da non vivere neppure e, come se non bastasse – o forse proprio per questo -, è pure vittima di un’ossessione segreta: quella di osservare con attenzione maniacale le persone che incontra fino a rubarne in modo stupefacente l’identità. L’esistenza di quest’uomo appare dunque duplice: da un lato il timido e poco attraente venditore di case, uno che non ha quasi amici né fa nulla (anche se arriverà a confidarsi con un sacerdote) per averne, dall’altro un geniale trasformista condannato a cibarsi continuamente della vita di qualcun altro per rimediare all’assenza della propria.

Il destino di Nicolas sembra dunque irrimediabilmente segnato dalla sua quotidiana e personalissima alternanza fra realtà ed apparenza fino a quando non accade qualcosa: l’uomo incontra un personaggio diverso, molto speciale: un violinista di fama mondiale del quale assume l’identità dapprima in modo episodico e poi – complice una serie di circostanze ed imprevisti – stabile fino ad un gesto estremo del quale è bene, qui, non anticipare nulla. La pellicola, dalla trama geniale e superlativa dal punto di vista drammaturgico, dell’interpretazione degli attori, del montaggio e della musica, si può considerare un originalissimo inno alla verità, intesa non soltanto come alternativa a ciò che c’è di falso, ma pure a quell’insostenibile pesantezza dell’essere che soffoca una vita povera di emozioni, di progetti e, in definitiva, d’amore. E’ quindi molto difficile, al termine della visione di questo film – che a Fiuggi è stato proiettato sottotitolato in italiano – non provare della gratitudine verso Sébastien Nicolas, per la sua lotta contro l’apparenza e, soprattutto, per non essersi arreso a quella che sembrava una storia già scritta e che alla fine, incredibilmente, è diventata vita vera.

Voto: 9.

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