cristianofobiaa

 

 

 

 

 

Il diffondersi di atti di odio antireligioso e, soprattutto, di tentativi di ridimensionarne puntualmente la gravità ogni qual volta l’origine di questi può essere ricondotta all’ostilità contro il Cristianesimo, è davvero sorprendente. Talmente sorprendente da alimentare il sospetto che degli atti di violenza contro i cristiani quasi non si possa parlare e, quando in effetti se ne parla – per esempio dopo massacri e carneficine avvenuti in Africa o in Asia -, è solo perché le atrocità commesse ed il numero delle vittime sono tali da rendere impossibile il silenzio. Silenzio che però viene il più possibile blindato, nel mondo occidentale, dove pure l’ostilità nei confronti del Cristianesimo non manca: stando all’Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani, in Europa, si verifica quasi un atto di odio anticristiano ogni due giorni.

Eppure di questo – dicevamo – non si parla o se ne riduce fortemente la gravità. Come? Il vademecum per negare la cristianofobia prevede almeno cinque passaggi, cinque sistematiche strategie non necessariamente alternative ma, anzi, spesso complementari. Vediamole in sintesi. La prima è quella di cambiare le carte in tavola presentando la vittima come colui che per primo ha provocato. L’aggredito portava al collo un crocifisso? O forse ha osato rivendicare con orgoglio la propria fede cristiana? Allora il primo vero aggressore è stato lui, perché non ha avuto rispetto delle altre sensibilità religiose. Il politicamente corretto stabilisce infatti che tutti abbiano diritto ad avere una propria fede religiosa inclusi i cristiani i quali, però, farebbero più di altri meglio a non manifestarla con troppa convinzione, altrimenti potrebbero scatenare reazioni per le quali saranno ritenuti corresponsabili.

Quando c’è la possibilità, nell’immediatezza della diffusione di una notizia, che in effetti la vittima possa essere divenuta tale per via della propria fede cristiana, un secondo modo per negare la cristianofobia è quello di ricordare che sì, insomma, comunque anche la Chiesa si è resa responsabile di tanti crimini. Segue nell’ordine, di solito, il sommario e originalissimo richiamo al processo di Galileo Galilei (1564-1642), al rogo di Giordano Bruno (1548-1600), alle Crociate, ai pedofili preti e a qualunque cosa sia utile a far apparire quel pugno, quell’oltraggio e quell’offesa poca cosa. Di più: l’insistito sottolineare le responsabilità passate – vere o presunte – di persone ricollegabili al Cristianesimo non solo è finalizzato a ridimensionare ogni nuovo atto d’odio contro i cristiani, ma serve quasi a giustificarlo. Come a dire: chi la fa l’aspetti.

Un terzo trucco per far letteralmente sparire l’odio anticristiano dalla cronaca è quello poi, dinnanzi ad una aggressione che ha per vittima uno o più cristiani, di puntare il dito sulla poca chiarezza delle dinamiche e delle ragioni di simili atti di violenza. Tizio alza le mani su Caio maledicendolo per la propria fede religiosa? Sempronio imbratta di scritte una chiesa o prende a male parole un sacerdote? Guai – è l’ammonimento del nostro immaginario (ma non troppo) vademecum – a dare per scontato qualcosa, perché nulla è mai come sembra. Soprattutto se di mezzo c’è una vittima di fede cristiana. Di qui la fioritura delle ipotesi più disparate e sotterranee, dall’instabilità mentale dall’aggressore al richiamo ad episodi che hanno preceduto l’accaduto e che ne costituiscono le vere ragioni. L’importante, anche qui, è che di odio anticristiano non si parli.

Nell’eventualità l’attacco ai cristiani fosse vibrato tramite un film, uno spettacolo teatrale, una scultura, un dipinto, una canzone o una vignetta, una quarta strategia per negarne l’altrimenti evidente dimensione anticristiana è quella di parlare, se non apertamente di capolavoro, quanto meno di opera d’arte. La produzione artistica diventa così l’intoccabile veicolo di diffusione di contenuti blasfemi e vergognosi dinnanzi ai quali qualsivoglia critica da parte dei cristiani viene subito bollata come liberticida: oltre al danno, la beffa. Per la verità un certo rispetto verso la sensibilità religiosa – specie se di mezzo c’è la religione musulmana – inizia a farsi largo anche in ambito occidentale, ma questo non vale per il Cristianesimo contro cui qualsivoglia aggressione non fisica viene facilmente presentata come legittima satira o, appunto, perfino come arte.

Il quinto ed ultimo modo per ridimensionare ad oltranza la gravità dell’odio anticristiano è quello di negare una relazione tra i fatti. Si verificano più atti contro la sensibilità cristiana? Ammesso e non concesso che la gravità di questi venga riconosciuta e che la genesi degli stessi venga ricondotta effettivamente ad odio anticristiano – cosa assai difficile, per le ragioni sin qui esposte – occorre fare il possibile per evitare che si parli di un collegamento, di un clima. Così, per esempio, basta una battuta infelice o comunque censurabile su persone di diversa etnia o orientamento sessuale per far parlare rispettivamente di allarme razzismo o omofobia, ma decine di aggressioni, non sempre solo verbali, a persone di fede cristiana non sono sufficienti neppure a legittimare il termine cristianofobia, sintesi di un fenomeno che non si vuole ammettere, di una persecuzione che avanza con la miglior alleata possibile: l’indifferenza.

(“La Croce”, 23.5.2015, p.3).

Annunci