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L’Italia è contraria alle unioni civili. Non è l’auspicio “omofobo” o conservatore di qualcuno, ma l’esito di una recentissima rilevazione, effettuata negli ultimi giorni di marzo. Si tratta, per la precisione, di un sondaggio realizzato da Lorien Consulting, autorevole società di ricerche di mercato, considerando un campione di 500 cittadini rappresentativo per sesso, età e area di residenza della popolazione maggiorenne Italiana. Dalla rilevazione, con la quale sono state sondate anche le intenzioni di voto, è emerso un quadro che non farà particolarmente piacere al fronte LGBT né alla maggioranza al governo del Paese: coloro che sono favorevoli al disegno di legge sulle unioni civili – si legge nel report illustrativo – sono infatti il 47% degli Italiani, mentre il 50% si dichiara apertamente contrario e il restante 3% non risponde. Ergo, se si continuerà sulla strada intrapresa si approverà un provvedimento lontano dalla sensibilità della maggioranza dei cittadini.

A rendere ulteriormente interessante ed utile questo sondaggio è il fatto che da un lato non può affatto essere liquidato come ostile al Partito Democratico – che viene anzi rilevato, e di gran lunga, come prima forza politica nel Paese (38%), con notevole prevalenza su M5S (18%), Lega (13,5%) e Forza Italia (13%) -, né, dall’altro, si può credere che le unioni civili sulle quali si è sondato il parare degli intervistati non sia quello all’esame del Parlamento; a sconfessare questa ipotesi è lo stesso quesito così come formulato dalla società di ricerca milanese: «Il partito Democratico ha presentato il testo di legge sulle unioni civili rinforzate per le coppie gay che equiparerebbe tutti i diritti a quelli del matrimonio compresa la possibilità di adozione dei figli naturali di uno dei due contraenti. Quanto si ritiene d’accordo con il provvedimento?». Non c’è insomma alcun dubbio: il sondaggio verteva proprio sul disegno di legge Cirinnà.

E non ha rilevato solo la contrarietà della maggioranza a questa iniziativa legislativa che non pochi – il 44% – vorrebbero modificata affinché unioni civili e matrimonio non venissero confusi, ma ha riscontrato pure come la grandissima parte del Paese – il 76% della popolazione -, al di là di qualsivoglia questione politica, ritenga la famiglia tradizionale un valore in sé per il quale è importante battersi e manifestare. Davvero un brutto colpo, dunque, per coloro che da mesi, quando parlano di famiglia e nuovi diritti, tentano furbescamente di accreditarsi quali portavoce del sentimento popolare: non è così, per nulla. Il sondaggio realizzato da Lorien Consulting ci racconta un’Italia che è sempre più perplessa sul riconoscimento delle coppie di fatto; basti pensare che consultando le quasi cento pagine del “Rapporto Italia 2015” di Eurispes si legge che «sul tema della tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso dei partner si conferma l’apertura della maggioranza degli italiani (64,4%)» (p.36).

Ora, è vero che un conto è «la tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso dei partner», un altro è invece il disegno di legge Cirinnà. Ma risulta francamente difficile non leggere la vasta contrarietà alle unioni civili ora all’esame del Parlamento come ulteriore segnale di un progressivo disinteresse degli Italiani verso questo tema – il riconoscimento delle coppie di fatto -, che secondo Eurispes li vedeva favorevoli in una percentuale addirittura del 78,6% solo l’anno scorso, nel 2014. Siamo insomma in presenza di una massiccia e sempre più evidente inversione di rotta degli Italiani, i quali molto probabilmente non sono mai stati a favore del riconoscimento delle unioni di fatto, neppure prima. Solo che una propaganda ben organizzata e una considerevole dose di bugie avevano fatto credere a molti che le coppie di fatto, in Italia, non avessero alcun diritto e che comunque fossero solo i diritti il problema.

Quando però gli Italiani hanno iniziato a comprendere che la quasi totalità dei diritti richiesti le coppie di fatto, anche omosessuali, è già ampiamente disponibile – dalla successione nel contratto di locazione (C.C. sent. n. 404/1988) all’obbligo di informazione da parte dei medici per eventuali trapianti al convivente (L. n. 91 1999), dai permessi retribuiti per decesso o grave infermità del convivente (L.n. 53 2000) all’astensione dalla testimonianza in sede penale -; e, soprattutto, da quando i cittadini hanno iniziato a rendersi conto che la posta in gioco non è giuridica bensì antropologica, non essendo appunto i diritti ma il matrimonio gay e quindi le adozioni omosessuali gli obbiettivi, il vento è cambiato. Per questo la rilevazione di Lorien Consulting non meraviglia; anche se occorre tener alta la guardia e far capire ai signori parlamentari che se si ostineranno ad approvare unioni civili, indottrinamento gender o legge sull’omofobia, finirà male. Perché il giorno delle prossime elezioni, prima o poi, arriverà. E allora, per coloro che avranno preferito gli interessi di club alla volontà del popolo, saranno dolori.

(“La Croce”, 11.4.2015, p.3).

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