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Il fatto, in estrema sintesi, è il seguente: l’ambasciatore francese, Laurent Stefanini, tarda ad ottenere l’accreditamento presso la Santa Sede; pare addirittura  gli sia stato negato. La ragione di tutto questo – s’ipotizza, si scrive e si polemizza – sarebbe l’omosessualità dell’ambasciatore. Ora, ci teniamo volentieri alla larga da qualsivoglia considerazione sull’argomento osservando solo come l’episodio, quale che sia la verità, ha scatenato non pochi malumori fra i militanti LGBT. Ne è un esempio la lunga sfuriata che Aurelio Mancuso, storico attivista già presidente nazionale di Arcigay, ha vibrato non solamente contro il Vaticano, ma anche nei confronti di coloro che, da ingenui, attendevano e magari ancora attendono “svolte” da Papa Francesco.

«Se a qualcuno verrà in mente di eccepire che Francesco ha pasteggiato a Rebibbia avendo tra i detenuti convitati persino alcune persone trans – tuona evidentemente amareggiato Mancuso – oppure che a Napoli è stata ammessa in piazza, tra le schiere delle associazioni sociali anche una delegazione Arcigay locale, sarò costretto a rammentare che si tratta di gesti “pietosi”, inseriti dentro contesti precisi di “tolleranza” pastorale, interpretata non come sincera volontà di dialogo e riconoscimento reciproco, ma come una superba posa di superiorità morale» (Huffingtonpost.it, 10.4.2015). Su quanto Papa Francesco stia deludendo le aspettative arcobaleno – caso Laurent Stefanini a parte -, direi che, alla luce di queste parole, c’è poco da aggiungere.

Ci sarebbe solo da far notare a Mancuso ed altri come la colpa, in realtà, sia tutta loro e, ancora prima, di quanti, anziché vedersi integralmente quel che Papa Francesco, quella volta, disse a giornalista spagnolo di rtve Si una persona es gay busca al Señor y tiene buena voluntad..¿Quien soy yo para juzgarla?»), si fecero bastare quel «Chi sono io per giudicare un gay?» confezionato dalla grande stampa che poteva suonare, in effetti, come una vera e propria rivoluzione. La colpa, ancora, è di quanti si son bevuti Francesco così come ritratto dalle “interviste” di Eugenio Scalfari, anziché andarsi ad ascoltare i suoi discorsi contro la teoria gender o a favore della famiglia naturale. Se insomma oggi iniziano dei comprensibili mal di mancia, non è per come il Santo Padre è bensì per come alcuni – con ottime abilità mediatiche, ma scarso interesse per la realtà – hanno irresponsabilmente voluto dipingerlo.

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