vacanza

Uno speciale ringraziamento a quanti, in queste settimane, dopo averlo bellamente ignorato per decenni, si sono scoperti ammiratori di Charlie Hebdo e un grazie in particolare a quanti, dopo i fatti di Parigi, anziché abbassare i toni hanno scelto di rilanciare, di scrivere che loro non si fermeranno. Senza tanto coraggio, infatti, la rabbia anti-Charlie, com’è stata chiamata, non avrebbe contagiato il mondo arabo e in Niger chiese non sarebbero state date alle fiamme e non si sarebbero contate – come invece si stanno contando – altre vittime. E’ accaduto nonostante l’intervento di polizia ed esercito, che non sono riusciti a contrastare adeguatamente centinaia di musulmani inferociti – laggiù l’Islam moderato, come nella gran parte dei Paesi a maggioranza islamica, fatica a farsi sentire – che hanno animato una protesta non esattamente civile.

Ora che fare? Il buon senso, quello che fra l’altro papa Francesco ha energicamente indicato con la metafora del pugno, suggerirebbe di darsi subito una calmata, di comprendere che la libertà di espressione inizia ad essere un problema, specie se offende e specie se costa il sangue di altri. Ma il buon senso, dalle parti di Charlie Hebdo e dintorni, non va troppo di moda. Loro, lo abbiamo detto, preferiscono continuare, non fermarsi neppure davanti al caos internazionale di queste ore. Perché loro sono i duri, i coraggiosi; o almeno così sembra. E allora perché non inaugurano una sede della loro magnifica rivista pure in Niger o in qualche bel Paese in terra araba? Magari venderanno qualche copia in meno, ma daranno lavoro e, soprattutto, difenderanno coerentemente le loro laiche concezioni di libertà. E’ solo una proposta naturalmente, ma ci pensino: il temerario Charlie sarebbe senz’altro felice di farsi una bella vacanza da quelle parti.

Annunci