lacroce

Gente che si precipita convintamente in edicola, che corre come non faceva da anni. Gente che entusiasta commenta e gente che pure si lamenta perché maledizione, quel quotidiano, La Croce, non riesce ancora a trovarlo e lo vorrebbe. L’esordio di questo nuovo giornale, a quanto pare, è stato più che confortante, una sorpresa inattesa. Gli stessi, immancabili leoni da tastiera – quelli che dietro uno schermo spavaldamente ruggiscono mentre poi, dal vivo, basta uno sguardo e scodinzolano via – non possono fare altro, poveretti, che strillare la loro invidia e gufare a più non posso.

Vedremo se, come pare, La Croce continuerà ai ritmi di questi primi giorni, se migliorerà o altro. Sarà quel che sarà, come si dice. Nel frattempo, non so voi mai io continuo a credere che Mario Adinolfi abbia davvero qualche rotella fuori posto, perché solo un pazzo, nel bel mezzo di una crisi economica paurosa, con altre testate alla canna del gas, avrebbe potuto lanciare in edicola un quotidiano che non gode di finanziamenti pubblici e scritto esclusivamente da volontari che comunque – ad eccezione del sottoscritto – hanno una penna anche migliore di coloro che, grazie alla penna, riescono ancora a campare.

Quello a cui non avevo pensato, e che invece intanto si sta verificando, è che la pazzia di Mario piace: La Croce piace. Forse perché è un giornale nuovo in tutti i sensi, un giornale che dipende davvero, e non solo retoricamente, dai lettori. Forse perché è principalmente dedicato a presidiare ciò che conta (vita, famiglia, libertà educativa), e lascia l’arroganza di chi vuole rieducare il popolo ai giornaloni che alternano presunte perle di presunti intellettuali a vere pubblicità di vere scemenze. Forse perché, ipotizzo ancora, potrebbe chiudere da un momento all’altro oppure continuare, come i sogni. E Dio solo sa quanto ci sia bisogno, oggi, di tenerseli stretti, i propri sogni.

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