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«Ho un tumore al polmone, ma non ho intenzione di interrompere la mia attività politica». L’annuncio di Emma Bonino di ieri a Radio Radicale ha colto tutti di sorpresa; a colpirla è una forma tumorale localizzata e ancora asintomatica, che richiederà un complesso trattamento di chemioterapia già in corso e che, pare, durerà almeno sei mesi. Siamo certi che la leader radicale non mancherà di affrontare questa prova con la grinta alla quale ci ha abituati in questi anni ed anche chi, come il sottoscritto, la ritiene fra i maggiori responsabili di quei “traguardi civili” – dal divorzio a quello dell’aborto di Stato – che tanto male hanno fatto all’Italia inquinandone l’anima, spera che la sua guarigione avvenga al più presto.

Certo, l’esperienza della malattia non è mai semplice, tanto meno quando il male da sconfiggere è un tumore. Però sappiamo anche, noi cristiani, che nulla sfugge alla volontà di Dio e niente, dunque, accade che non rientri in un piano divino. Naturalmente ignoriamo quale sia il vero significato della prova che nei prossimi mesi Emma Bonino è chiamata a vivere e lei stessa, c’è da scommettere, se lo starà chiedendo come se lo chiederebbe chiunque si trovasse dinnanzi a qualcosa di tanto inatteso e drammatico. Ci piace tuttavia immaginare che – da oggi a quel completo ritorno alla normalità che, per la battagliera politica, si spera arrivi al più presto – qualcosa possa accadere nel cuore di Emma Bonino.

Ci auguriamo che l’esperienza che sta attraversando la possa aiutare, se non a cambiare totalmente prospettiva, almeno a misurarsi con il dubbio che il mondo possa essere diverso da come l’ha sempre visto; che la relazione possa valere più dell’autodeterminazione, che possa essere la dignità della vita a fondarne la libertà, e non viceversa. Se così fosse, sarebbe bellissimo. Ma è bellissimo anche adesso, perché – pur nella tristezza di questa notizia – abbiamo tutti, come credenti in quei valori, primo fra tutti quella sacralità della vita umana che Emma Bonino ha sempre avversato, la possibilità di mostrarle che si sbagliava. E che nella difesa incondizionata della vita umana non c’è arroccamento dogmatico ma apertura al prossimo. Anche se il prossimo è chi, per tutta una vita, ti ha combattuto contro. Forza, Emma.

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