presepe

Caro Gesù Bambino,

eccomi qui, di nuovo a tentare di mettere ordine fra i pensieri e a preparare, come ogni anno, una lettera. Sai, in realtà questa volta non ero sicuro

scriverTi; ho da poco compiuto trent’anni e, per un po’, ho ritenuto non fosse più il caso di rivolgermi a Te come facevo prima. Poi però mi sono ricordato che nessuno è così cresciuto da poter fare a meno di parlarTi come nessuno, a ben vedere, è così piccolo da non poter essere ascoltato da Te. Anzi, è il contrario: dai la precedenza ai più piccoli per ricordarci quanto è effimera la nostra grandezza e quanto è vera la Tua che pure, a prima vista, non sembreresti che un neonato. Eccomi qui, allora.

I pensieri che quest’anno vorrei condividere sono tre. Il primo, sarò banale, è un grazie. Perché è vero – come si diceva in una nota pubblicità – che il Natale quando arriva, arriva. Però ci sono volte in cui, circondato dalle più varie preoccupazioni, ti sembra di non farcela; volte, e sono tante, in cui lasciare perdere sembra davvero l’unica via d’uscita. Eppure in tutte quelle occasioni il pensiero che Tu ci sia e che all’orizzonte vi sia il Santo Natale regala sollievo profondo. E il fatto che adesso a Natale manchi poco è la prova che quel sollievo così speciale non è una promessa che illude, ma un abbraccio che accompagna.

Il secondo pensiero è una constatazione forse non molto allegra, ma inevitabile. Riguarda la difficoltà di ricordarsi di Te, caro Gesù. Accennavo poc’anzi ai tanti problemi che capita di trovarsi davanti; alcuni sono enormi altri lo sembrano soltanto, ma è certo che ogni ostacolo – se ci si dimentica di Colui che è venuto a salvare il mondo – diventa barriera, ed ogni peso macigno. Com’è possibile che questo accada? Come ci si può scordare di Te? Me lo chiedo ogni volta che, guardandomi dentro, ritrovo quella confusione che credevo di aver eliminato. Ora il clima è diverso, migliora giorno per giorno, e vorrei tanto rimanesse così anche dopo.

L’ultimo pensiero è in realtà una richiesta: quella di perdonarci. Lo so, è una bella richiesta ed è la stessa ogni anno. Ma è anche la sola che conta, l’unica che si può dire le contenga tutte. Perché se non otteniamo il perdono per ciò che siamo e per la nostra incredibile somiglianza a coloro che quella volta negarono ospitalità a Giuseppe e Maria costringendoti a nascere in un alloggio di fortuna, quale gioia sarà davvero tale? Se rimaniamo simili a Erode e a Pilato, a chi non voleva che l’umanità Ti conoscesse e a chi non ha riconosciuto la Tua divinità, come faremo? Come vedi quaggiù ce la caviamo con le luminarie sulle strade. Ce n’è però una che solo Tu puoi illuminare. Ed è quella percorriamo ogni giorno.

Giuliano

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