sesso

La teoria gender, la cui più diretta conseguenza è l’associazione fra identità sessuale individuale ed identità sessuale percepita – come se il corpo, in fatto d’identità, fosse un trascurabile orpello – continua a raccogliere consensi nelle Istituzioni come dimostra la scelta, da parte della città di New York, di procedere a breve con una nuova legislazione sul cambio di sesso, lasciandone la definizione alla mera volontà del cittadino. Per quanto profondo, il cambiamento era in realtà nell’aria. Infatti già nel 2010 lo United States Department of State aveva rimosso il requisito dell’avvenuto intervento chirurgico per l’aggiornamento dei documenti personali e, all’inizio di quest’anno, lo Stato di New York aveva fatto lo stesso, come entusiasticamente spiegato dall’avvocato Alphonso David, vice segretario per i diritti civili. Anche in Europa il dogma gender inizia a radicarsi negli ordinamenti giuridici. Un provvedimento simile è stato infatti già adottato dalla Danimarca – dove, a partire dal 1° settembre, per modificare l’identità sessuale riportata nei documenti non serve alcun intervento chirurgico, bastando la sola autocertificazione del soggetto avente requisiti quali la maggiore età e un periodo di preventiva meditazione sulla scelta – e c’è da scommettere che si registreranno presto casi analoghi. Colpisce, a dispetto di urgenze ben più gravi, come la politica si presti non solo a parificare le unioni omosessuali al matrimonio, ma addirittura ad appoggiare la prospettiva gender come pacifica ed intoccabile.

Del resto, la scusa per accettare come dato autocertificato l’identità sessuale è inattaccabile essendo, ancora una volta, incentrata sulla rimozione delle discriminazioni. In questo caso le discriminazioni verso le persone transgender, per le quali un documento riportante il loro sesso biologico sarebbe offensivo così come eccessivo ostinarsi, in assenza di invasivi e costosi interventi chirurgici, a non riconoscere la nuova identità sessuale. Tornando al punto di prima – la sorprendente fretta, da parte della politica, di rincorrere le istanze gender a fronte di un numero non esattamente enorme di soggetti che le promuovono -, come si spiega? L’ipotesi di una ritrovata attenzione istituzionale ai diritti civili basta davvero a giustificare che quanto, con sbalorditiva simultaneità, accade da Copaghen a New York? Difficile. Pare invece più verosimile – anche se drammatico e sconvolgente – quanto ipotizzato da filosofi non credenti come Diego Fusaro, che osservano come spogliare la persona umana della consapevolezza di essere frutto ed esempio di una natura, altro non sia che un modo molto astuto per rendere più vulnerabili e quindi manipolabili le coscienze. Sgretolata la famiglia come idea ancor prima che come istituzione (difficilmente un giorno non si celebreranno più matrimonio), non rimarrebbe che l’ultima fortezza da espugnare per isolare definitivamente ogni soggetto: quella della natura umana. Si tratta chiaramente solo di un’ipotesi che, fosse vera, mai e poi mai verrebbe confermata un’aperta confessione da parte di eventuali regie istituzionali di questo disegno. Non resta dunque che riflettere e notare come il culto gender prosegua a ritmi spettacolari la propria diffusione.

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