sguardo

Che le parole, in una relazione fra due persone, contino fino ad un certo punto, è cosa assai nota. Meno noto – anche se in realtà intuitivo – è il ruolo fondamentale che rivestono sguardo e traiettoria oculare sia nella fase iniziale di una storia d’amore, sia nel corso di passaggi successivi. Non è difatti solo un modo di dire, ma è stato per esempio provato che, da come un soggetto osservi l’altro, si possano capire le finalità della sua ricerca; più precisamente, pare esista un legame, riscontrato tramite un sistema di tracciamento dei movimenti oculari, fra la ricerca di un partner stabile, che si sostanzierebbe attraverso uno sguardo rivolto al volto, e quella di un’avventura erotica, più incentrata sull’osservazione del corpo (Psychological Science 2014; Vol.25(9):1748-1756).

A suffragare il ruolo essenziale dello sguardo nella genesi di un rapporto, si può inoltre ricordare come sia stato osservato che persino lo sguardo reciproco fra due persone che mai si sono mai viste prima, laddove prolungato per alcuni minuti, possa generare una sensazione di intimità paragonabile a quella fra due innamorati. Gli studiosi addebitano questo effetto alla produzione della feniletilamina, ormone della classe delle anfetamine (Journal of Research in Personality 1989; Vol.23(2):145-161). Vi sono poi evidenze di come lo sguardo neppure verso la persona amata, ma semplicemente verso una sua fotografia, eserciti un vero e proprio effetto analgesico, ossia una riduzione del dolore percepito legata all’attaccamento al partner (Pain Medicine 2014;doi:10.1111).

Ma la scoperta forse più sbalorditiva è quella emersa dal monitoraggio cardiaco di coppie di innamorati impegnate a guardarsi a vicenda: si è visto come, al prolungamento temporale dell’incrocio degli sguardi, segua – pur in assenza di ogni minimo contatto fisico – un progressivo allineamento delle rispettive frequenze cardiache, con una maggiore propensione da parte dei soggetti femminili a questo “adeguamento” (International Journal of Psychophysiology 2013; Vol.88(3):296-308). Come questo sia possibile, allo stato, rimane un piacevole mistero. Un mistero che però i poeti, indiscutibilmente i più esperti dell’umano, conoscono e raccontano da tempo. Pablo Neruda (1904-1973) ha scritto: «L’amore seppe allora di chiamarsi amore. E quando sollevai i miei occhi al tuo nome il tuo cuore, d’improvviso, dispose la mia strada».

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