Papa Francesco

L’abilità di alcuni imitatori, a volte, è sorprendente. Si calano talmente bene nel personaggio imitato da renderlo indistinguibile dall’originale. Quest’abilità non può legittima battute come quelle dette da Maurizio Crozza l’altra sera su La 7, imitando papa Francesco nel corso del Sinodo. In breve, Crozza ha presentato al suo pubblico un papa impaziente di inaugurare non meglio precisate “aperture” in materia di «sesso», «omosessualità» e «preservativo», tutti temi che sarebbero tabù per la Chiesa; così, nel Sinodo allestito sul palco della trasmissione Crozza nel paese delle meraviglie, a circondare un papa Francesco presentato come letteralmente ossessionato da questi argomenti,  c’erano cardinali incupiti ed ostili all’entusiasmo del pontefice argentino. Il tocco finale Crozza l’ha però dato rappresentando l’incontro fra una coppia molto devota ed il papa Francesco da lui interpretato, uscito quasi sconvolto da questo incontro. Il messaggio è chiaro: le vere famiglie, quelle che la Chiesa deve ascoltare ed aiutare, non sono quelle fedeli al Magistero bensì la famiglie “normali”.

Un esame delle imprecisioni che Crozza, imitando papa Francesco, ha copiosamente rifilato ai propri telespettatori richiederebbe molto più tempo di quello a disposizione dei lettori. Ci sono però alcuni punti sui quali è bene soffermarsi, così da evitare il rischio di non cogliere più o cogliere sempre meno, pensando a papa Francesco, la differenza fra Jorge Mario Bergoglio e Maurizio Crozza. Anzitutto a partire dal tema dell’omosessualità, che per la Chiesa non è affatto tabù. Infatti pur guardando criticamente, com’è noto, agli atti omosessuali – così come a quelli offensivi verso la castità e la sacralità del matrimonio compiuti da persone eterosessuali -, la Chiesa non solo accoglie da sempre chiunque, ma raccomanda espressamente di evitare alle persone di tendenze omosessuali «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC, 2358). Una ulteriore prova di come, anche prima di papa Francesco, la Chiesa fosse tutto fuorché “omofoba” ci viene dall’esempio dell’allora card. Ratzinger, il quale, per raccontare la bellezza della conversione, una volta fece esplicitamente richiamo alla storia dello scrittore Julien Green (1900 – 1998). Evidente prova di chiusura mentale, non c’è dubbio.

Quanto al papa Francesco che Crozza tiene – e con lui molti altri, a dire il vero – a presentare come smanioso di “aprire” la dottrina su più versanti, a partire dall’omosessualità, urgono due precisazioni. La prima è che, mentre ignoriamo in che cosa dovrebbero consistere, domani, dette “aperture”, conosciamo invece bene quanto fece Bergoglio da cardinale. Ce lo segnalava, nell’estate del 2010, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari raccontando di «almeno cinquantamila persone convocate dall’ arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio» che si diedero «appuntamento nella piazza del Congresso con lo slogan:“I bambini hanno bisogno di un babbo e di una mamma”». A commento dell’accaduto, nell’articolo, si precisava che «i toni con i quali la Chiesa ha affrontato la vicenda», vale a dire la possibilità di riconoscere matrimoni e adozioni gay, sono stati «piuttosto duri. Tutte le scuole cattoliche hanno incoraggiato gli studenti e i loro genitori a scendere in piazza per protestare contro il governo». Al punto che Cristina Kirchner – sempre secondo Repubblica – ebbe a commentare: «Sono sorpresa e preoccupata […] sembra che siamo tornati all’ epoca delle Crociate e dell’Inquisizione» (La Repubblica 15/7/2010 p. 32).

Ma questo Crozza non lo racconta. Esattamente come – seconda precisazione – appare omissiva la sua riproposizione, nella stessa trasmissione, della celebre battuta – sempre con riferimento allo stesso tema – «Chi sono io per giudicare un gay?». Bene. Peccato che papa Francesco, ad un giornalista spagnolo di Rtve abbia detto altro: «Si una persona es gay busca al Señor y tiene buena voluntad..¿Quien soy yo para juzgarla?». Il che, tradotto in italiano, significa: «Se una persona è gay e cerca il Signore ed ha buona volontà .. Chi sono io per giudicarla?». Un concetto, converrete, un tantino più raffinato di quello ripetuto da Crozza. Una parola, infine, sulle coppie devote: stando alla trasmissione su La 7, papa Francesco avrebbe una certa diffidenza verso le famiglie cosiddette tradizionali ed inclini alla preghiera. Peccato che sia stato lui, Francesco, a raccomandare nei giorni scorsi che in ogni famiglia vi sia una Bibbia, e fosse ancora lui, lo scorso 17 novembre in Piazza san Pietro, nella veste di “farmacista spirituale” a consigliare una particolare medicina: una confezione contenente un Rosario, un’immagine di Gesù misericordioso, foglietto con posologia e “istruzioni per l’uso”. No: per quanto a tratti gradevole, il papa Francesco di Crozza non c’entra proprio nulla con l’originale.

Annunci