VIVERE

Anche se il destino che ci attende è uguale, non c’è affatto accordo sul modo di guardare la vita. Fra i tanti modi d’intenderla, oggi sembra prevalere la tendenza  ritenere che un’esistenza più lunga e ricca e costellata di soddisfazioni professionali ed economiche sia un conto, mentre vite brevi o poco fortunate, in definitiva, non siano bagliori, tristi lampi senza senso. In quest’ottica, la brevissima esistenza terrena di Shane Michael Haley – il bimbo di Filadelfia nato con una grave malformazione nei giorni scorsi e vissuto meno di quattro ore dopo il parto – rappresenta probabilmente il più lampante esempio di vita non solo inutile, ma persino terribilmente dolorosa: per lui, venuto al mondo per pochissimo, e per i suoi genitori, costretti per il resto dei loro anni a conservare il ricordo di un figlio andato subito dopo essere venuto.

Dunque quella del piccolo Shane sarebbe una vita sprecata. Eppure coloro che più dovrebbero esserne convinti – i suoi genitori –, non solo non la pensano così, ma hanno fatto il possibile per loro figlio sia dopo il parto, coccolandolo incessantemente tutto il tempo, sia prima che nascesse, visitando i luoghi che pensavano che gli sarebbero piaciuti, dall’Empire State Building a Disneyland, dallo zoo all’acquario. Ed oggi, pensando a lui, sono sereni: «Ha passato tutta la sua breve vita tra le braccia di persone che lo amavano incondizionatamente, non crediamo si possa chiedere una vita più bella». Egoisti che hanno proiettato su quella creatura le loro aspirazioni di genitori a tutti i costi, osserveranno coloro i quali, dinnanzi a certe malformazioni fetali, ritengono l’aborto l’unica via. Jenna e Dan però sanno di aver fatto la cosa giusta. E Shane, che ora si trova in un posto migliore, sa la verità.

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