Il surreale pandemonio scoppiato per l’orsa Daniza era solo l’antipasto dell’animalismo estremo: ci attende di peggio. In Australia, per dire, sono arrivati ad operare di tumore al cervello un pesce rosso di 10 anni, pur di allungargli la vita. All’inizio pensi allo scherzo, ritieni assurdo che un’operazione da 200 dollari sia stata effettuata per rimandare il decesso di un animale che fra l’altro, per la sua specie, è tutto fuorché giovane – si fosse trattato d’operare un signore così avanti con l’età i sacerdoti della bioetica laica avrebbero probabilmente gridato all’accanimento terapeutico -, poi pensi a dove è accaduto tutto quanto e i conti tornano. L’Australia è difatti il Paese di Peter Singer, il filosofo secondo cui battersi per il diritto alla vita di un neonato – di un neonato, mica di un feto: su quello neppure v’è da discutere – prima che per quello degli animali significa appellarsi a «quel genere di arbitraria differenza cui il più rozzo e dichiarato tipo di razzista ricorre nel tentativo di giustificare la discriminazione» (Liberazione animale, Il Saggiatore 2010, p.34). Senza nulla togliere al pesce rosso, che non ha davvero colpa, si tratta dunque di scegliere chi viene prima: il pesce rosso o il neonato.
A questo siamo o comunque qui, nel giro di poco, arriveremo. Il che conferma come la sfida decisiva del pensiero contemporaneo non sia più tentare di comprendere o di spiegare la realtà – sarebbe chiedere troppo -, ma semplicemente riconoscerla. Non ci è dunque neppure più chiesto di arrivare al ragionamento ma solo di evitare, se possibile, il rincoglionimento. Può apparire una sottolineatura triviale, ma il fatto è che è ormai inutile girarci attorno; inutile fingere che il problema sia diverso da una paralisi collettiva del buon senso. La battaglia decisiva, come più volte ha evidenziato Benedetto XVI (già il fatto che sia un Papa a ricordare una cosa tanto laica, la dice lunga su come siamo messi), è così quella della ragione. Si tratta di una battaglia immediata ma difficilissima: non a caso Aristotele considerava follia il dover dimostrare tutto. Eppure – dicevamo – a questo siamo, a chiederci chi venga prima fra il pesce rosso e l’essere umano e quale, fra i due soggetti, debba perciò avere tutela prioritaria. E ciascuno di noi, prima anche l’ultimo residuo di razionalità venga declassato ad opinione, ha più che mai il dovere di esporsi. A tutti i costi. Anche a costo di passare per maleducato o per «il più rozzo e dichiarato tipo di razzista»

Francamente, mi sembrano modi piuttosto artificiosi e contorti di “crearsi” un pretesto per scrivere qualcosa purchessia. Un tizio ha speso 200 dollari dal veterinario (che in fin dei conti non è neppure una follia così folle, per l’animale da compagnia preferito). Dove è successo? In Australia. AAAAAHHHH tutto torna!!! Quella stessa Australia in cui abita anche Peter SInger!!!!! Questo significa che è un complotto antiumano!
Se fosse accaduto in Gran Bretagna, immagino che l’articolo avrebbe virato su Dawkins che vuole uccidere i down….
Mio padre ce l’ha, un tumore al cervello, e non lo vogliono operare per tutta una serie di considerazioni molto razionali legate all’età e alla capacità di reggere un intervento con quella durata di anestesia. Eppure se leggo la notizia del pesce, non mi viene nemmeno in mente di “paragonare” le due cose…
Di complotto ha parlato Lei, ed aggiungo: magari fosse così. Invece l’antiumanesimo agisce – da decenni – alla luce del sole. Collegamenti forzati? Me lo auguro di tutto cuore, ma temo non sia così. Saluti
Fosse solo un gesto di eccentrica misericordia, o un’altra espressione di quella triste smania di mettersi in mostra nella “società dello spettacolo” (per dirla alla Vargas Llosa): sarebbe sempre deprimente, ma infine tollerabile.
Invece, troppi e diffusi sono i segni che un rapido e progressivo decomporsi dell’idea di persona-umana, iniziato nel laboratorio di una ristretta cerchia di stravaganti, stia interessando la multinazionale del pensiero dominante.
Eccentrica misericordia?…..quale finto radical chic tra i più limitati può essere capace di accostare un simile aggettivo al più nobile dei sentimenti. Oltretutto è l’unico pensiero compiuto, per quanto deplorevole, che è riuscito a mettere insieme con la sua assurda accozzaglia di parole. Rasenta la comicità.
Vedo che il commento del sig. Scaglione risale al 2014. Quasi mi dispiace dare la benchè minima importanza a simili affermazioni dopo 3 anni…ma ci tengo ad esprimere il mio pieno accordo con quanto detto dal sig. Massimo. E’ sempre bene mettere al loro posto le persone che utilizzano gli animali (o più in generale chi ritiengono più debole e “inferiore”) per i propri scopi, in questo caso spacciarsi per scrittore. Ha ragione Massimo, non c’è nulla di male ad affezionarsi e ad amare una creatura, qualunque essa sia. E fare del bene è sempre apprezzabile. Ancora con questa storia che “esistono cose (o esseri viventi) più importanti”, di seria a o di serie b. No…ogni essere che respira e vive ha diritto ad essere difeso e protetto. Ma di solito chi si “sconvolge” di fronte alla compassione e all’amore verso un piccolo animale, è la stessa persona che non muove un dito nè per un pesce rosso nè per un neonato. Ma si tranquillizzi Guzzo, ogni anno muoiono in olocausti di mattatoi e centri di pseudo sperimentazioni milioni di animali vittime di torture indicibili, alla faccia di ogni possibile concetto di civiltà, rispetto per la vita, sensibilità “umana”. Può pensare a loro con soddisfazione, consolandosi che da esseri “inferiori” quali sono, non meritano nè rispetto nè difesa da chi, come lei, ha cose o persone più importanti delle quali occuparsi (o meglio sulle quali scrivere…perchè i fatti li fanno altri). Poveri noi…. Altro che civiltà e libri…