Selvaggia

Se non avete nostalgia del temutissimo Medioevo e non andate matti per il genere horror, non leggete e navigate subito altrove. Perché questa è la terribile storia di un rogo. Un rogo mediatico anzi un rogo social, di quelli che oggi vanno per la maggiore: ma pur sempre un rogo. La “strega” arrostita è Selvaggia Lucarelli, resasi responsabile d’una battuta subito sospettata di omofobia, prima di ritrovarsi improvvisamente arsa dalle fiamme; ma andiamo con ordine e ripercorriamo la sconvolgente vicenda. Il tutto ha avuto inizio ieri a metà mattinata quando, senza lontanamente immaginare il guaio in cui di lì a poco si sarebbe cacciata, l’avvenente conduttrice ed opinionista s’è avventurata – come del resto fa tutti i giorni, anche più volte al giorno – in una delle sue solite frecciatine su facebook. Non sapeva, però, che sarebbe stata l’ultima. Eccola nella sua integrale drammaticità: «Oggi comincia la fashion week a Milano, detta anche “settimana dell’eterofobia”. Amiche, raccogliamoci in un minuto di silenzio».

Apriti cielo. L’ironia di un simile commento, per di più aggravato dalla blasfema «eterofobia», non solo non è stata colta, ma è stata considerata prova a carico nel sommario processo virtuale celebratosi in fretta e furia in seno alla Laica Inquisizione. Che a differenza di quella Santa – che poi così infernale pare non fosse, com’ebbe autorevolmente a spiegare già lo storico Jean Baptiste Guiraud (1866-1953) curando la voce “Inquisition” per il Dictionaire apologetique de la foi catholique (Paris, 1911) – tortura, almeno verbalmente, e non perdona. Lo svolgimento del processo – fortunatamente disturbato da diversi garantisti che invitavano il Laico Collegio ad abbassare la fiamma e a considerare l’ipotesi di una semplice battuta – ha visto la giuria dividersi su tre fronti (i Dubbiosi, i Sicuri, gli Arrabbiati) disomogenei fra loro ma in definitiva concordi nell’emanazione della condanna. I Dubbiosi erano coloro che, pur non nascondendo fastidio, non hanno inneggiato apertamente al rogo. I loro commenti: «Signora lucarelli perché non pensa alle cose serie»; «camuffamento ironico mal riuscito»;«perché le modelle sono tutte gay?»; «non credo lei sia omofobica»; «ma non ti va mai bene niente?».

I Sicuri si sono invece distinti per una maggior determinazione nel rilevare la gravità del commento incriminato: «Tristezza»; «commento omofobo»; «che io sappia i gay non odiano gli etero»; «i gay un tantino sulle palle ti stanno». Questa seconda componente della giuria lasciava quindi intendere alla “strega” Lucarelli che il destino, per lei, era ormai segnato. La miccia che ha dato definitivamente avvio al rogo è stata però opera degli Arrabbiati, che si sono profusi in una carrellata di dichiarazioni dal tono inequivocabile: «Pensa a tagliare i capelli a tuo figlio»; «E’ risaputo che chi studia dalle suore cresce parecchio stronzo»; «ma va cagare»; «tranquilla che un pisello lo trovi cmq»; «chi dice che gli etero sono pochi è un coglione»; «Sei solo tette e foto profilo». Per la verità non è mancato neppure chi, pur condannando la conduttrice, ha ventilato l’ipotesi d’una pena alternativa («è giusto dirtelo..”Espatria”»), ma ormai era troppo tardi: le fiamme già avvolgevano i resti della strega, arrostita non lontano da dove giacevano le ceneri di Mario Adinolfi e Costanza Miriano. Che si sappia finora solo mister Guido Barilla, facendo abiura, s’è salvato. Ma è stato un caso.

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