NottediNozze

Evviva! Da dicembre le coppie che vorranno separarsi e divorziare consensualmente – quelle senza figli o con figli maggiorenni – non dovranno più attendere le udienze in Tribunale e potranno rivolgersi direttamente all’avvocato, che avvierà le procedure necessarie. Trattasi di una rivoluzione, a quanto pare, finalizzata ad alleggerire il lavoro dei giudici e la vita di coloro che hanno deciso di chiudere un matrimonio senza litigare. Tutto più facile, dunque, per le coppie che purtroppo scoppiano e che, a breve, saranno libere di salutarsi al volo. Ora, a parte la palese ipocrisia del provvedimento – perché non semplificare fino in fondo prevedendo solo una dichiarazione in Comune cosi come quando ci si vuole sposare? Anzi, perché non pensare direttamente alla separazione telematica, un clic e via, così almeno, oltre ad alleggerire il lavoro dei giudici, allunghiamo pure la vita alla Foresta Amazzonica? – c’è da dire che, in questo modo, a breve avremo ben due interessanti storie, quasi due leggende da tramandare ai posteri: quella del divorzio e quella del matrimonio.

Dovremo anzitutto dire che un tempo c’era il divorzio classico, quello brutto e cattivo; ma fino ad un certo punto. Se difatti il divorzio era complicato c’era un perché; era complicato perché grave come una promessa tradita e lungo come qualcosa da scoraggiare. Era dunque complicato, il divorzio. E con ogni probabilità era pure ingiusto, perché se un uomo ed una donna sono consapevoli di potersi lasciare domani, che senso ha o avrebbe che oggi si promettano qualcosa, per di più una cosa gigantesca come l’amore per sempre? Di questo, probabilmente, erano consapevoli pure i primi sostenitori del rivoluzionario istituto, gli onorevoli socialisti Luigi Renato Sansone (1903–1967) e Giuliana Nenni (1911–2002), che negli anni Cinquanta proposero quello che doveva essere un “divorzio piccolo”, una disposizione limitata ai casi estremi di ergastolani, malati di mente, scomparsi, divorziati all’estero. Solo che qualche anno dopo, altro che “piccolo”: è arrivato il divorzio in pieno stile, full optional, ed infatti s’è visto che successone. Ma si tratta comunque di acqua passata, ora che si profilano all’orizzonte le novità che sappiamo.

Oltre a quella del divorzio prima maniera, c’è però anche un’altra storia che sarà bene raccontare ai giovani di domani, anche perché decisamente più bella. E’ la storia del matrimonio di una volta, quello indissolubile, col quale gli sposi si giocavano tutto, unendosi per sempre. Per molti altro non era che un monumento all’ipocrisia italiana, un penoso coperchio di tradimenti, bugie e violenza; solo che col divorzio la violenza non parrebbe proprio essere scomparsa, tutt’altro: ma questo è un altro discorso. Quel che sarà bene raccontare è che uomini e donne innamorati senza essere santi, sinceri senza essere perfetti ma in grado di rimanere assieme per sempre, una volta, abbondavano. E pure ora esistono. Non vanno fuori a cena tutte le sere, magari escono una volta al mese e solo per andare in pizzeria. Pensano prima di tutto ai figli e solo dopo, in qualche caso molto dopo, a loro stessi. Sono genitori normali che non approfitteranno né del divorzio vintage né di quello all’ultimo grido. Staranno insieme per sempre come prima, a loro volta, avevano fatto i loro, di genitori. E se questo disgraziato Paese, nonostante tutto, avrà un futuro sarà grazie al loro coraggio.

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