facebook

A malincuore dobbiamo dare torto a Cesare Cremonini: gli uomini e le donne non sono uguali. Neppure su facebook. E’ quanto emerso da una ricerca realizzata analizzando qualcosa come 700 milioni di parole e frasi resi disponibili da un campione di quasi 75.000 volontari (Cfr. PLoS One, 2013;Vol.8(9):e73791). Prima di vederne i risultati, un paio di considerazioni. La prima. Quello di cui si sta parlando non è un lavoro qualsiasi bensì il più esteso studio di personalità e di uso del linguaggio fino ad oggi mai considerato: da questo punto di vista i social network in generale e facebook in particolare costituiscono un’autentica miniera dal momento che da un lato offrono tantissime informazioni e, d’altro lato, ne rendono certamente meno costosi raccolta ed analisi. La seconda, doverosa nota preliminare concerne la radicale trasformazione del linguaggio in corso. Linguaggio che, già rivoluzionato dalla comunicazione via sms, negli ultimi anni ha subito e sta subendo – soprattutto per mano dei teenagers e soprattutto in conseguenza dell’avvento dei social network e della loro capillare diffusione –  quella che potremmo chiamare una “seconda rivoluzione” a base di abbreviazioni ed acronimi quali Lol, rotfl, imho, omg, ecc. Chiunque abbia almeno fra i venti ed i trent’anni sa benissimo quanto questo sia vero e quanto sia realistica la sensazione di un cambiamento non solo impressionante ed imprevedibile, ma che tutt’oggi non sembra ancora – anzi! – sul punto di rallentare.

Tornando alla ricerca di cui si diceva, gli esiti cui ha condotto sono stati per molti versi sorprendenti. Infatti esaminando il linguaggio del vastissimo campione – composto da 46.412 femmine e 28.247 maschi – si è rilevata, fra le altre cose, una differenza fra i sessi che in larga parte, anziché confutarli, sembra suffragare i cosiddetti “stereotipi di genere”, coi maschi più inclini a discorrere, per esempio, di sport e videogiochi e le femmine di shopping e bambini. Inoltre si è riscontrato come i maschi tendano ad usare un linguaggio più “possessivo” parlando della loro moglie o della loro fidanzata, mentre le donne ricorrono con minore frequenza al pronome possessivo. Trattasi di riscontri che magari non piaceranno a quanti sostengono che, in fondo, a rendere diversi uomini e donne siano per lo più influenze culturalmente ancestrali, che si starebbero superando grazie all’osannato progresso, ma in linea con studi precedenti dai quali è emerso come le donne, per dire, facciano maggiore uso delle emoticons, le popolari faccine (Cfr. Discourse Processes, 2008; Vol.45:211–236), e come tendano ad utilizzare un linguaggio maggiormente “creativo”, con tanto di impiego e conio di termini non ufficiali, esercizio che praticano una volta ogni 169 parole, mentre i maschi lo farebbero meno, ogni 192 parole (Cfr. Brandwatch.com, 29/3/2013). Coi progressi tecnologici anche sul versante comunicativo le già note differenze fra uomo e donna dunque non mutano: trovano semplicemente nuove espressioni e nuovi modi per confermarsi tali.

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