Variati

«Chi spaccia, per la stragrande maggioranza, è extracomunitario». «Aggravante della pena per chi delinque dopo essere stato aiutato». «Chi ottiene un euro deve svolgere lavori socialmente utili, altrimenti va rispedito a casa». Borghezio o Calderoli? Nessuno dei due: sono le parole del sindaco di Vicenza, Achille Variati, esponente Pd nonché renziano della prima ora, il quale, in seguito al ripetersi di gravi episodi nella sua città (l’ultimo, un rifugiato politico con permesso di soggiorno sorpreso a guidare una banda di spacciatori), ha scelto la via dello sfogo, anche per dare voce all’«esasperazione dei cittadini» (Il Giornale di Vicenza, 31/8/2014, p.12). Di fronte a queste parole si può pensare naturalmente che Variati che abbia perso il lume della ragione. Solo che, a differenza di molti che sul fenomeno dell’immigrazione si limitano, in un senso o nell’altro, a mere chiacchiere da bar, costui fa il sindaco, per giunta della città del Veneto che già nel 2011 vantava la più alta presenza percentuale di stranieri (16,1%) presenti sul proprio territorio, saldamente davanti rispetto alle città di Padova (14,4%), Verona (13,8%), Treviso (12,8%) e Venezia (10,8%). Dunque, se è uno come Achille Variati a lanciare l’allarme sulla difficoltà di gestione degli immigrati, significa che il problema non è immaginario o frutto di qualche campagna terroristica.

Eppure a livello nazionale si continua ad ignorare o quasi la questione con un silenzio rotto solo dagli inevitabili commenti sui sbarchi continui sulle nostre coste, sbarchi drammatici e spesso anticipati o seguiti da morti ed annegamenti. In questo senso, lo sfogo del sindaco di Vicenza rappresenta uno stimolo – che temiamo sarà inefficace – nei confronti di un centrosinistra che, forse più per reazione alla Lega Nord che per autentica filantropia, ha da sempre un atteggiamento positivo a priori sull’immigrazione, come se si trattasse di un fenomeno inarrestabile e sempre comunque positivo; come se il dovere dell’accoglienza oscurasse il dovere di un realismo che ci dice come ospitare un numero potenzialmente infinito di persone provenienti da altri Paesi altro non sia che un volto, sia pure meno ruvido di altri, dell’indifferenza, dal momento che è pacifico che per quanti sforzi una nazione possa fare – e l’Italia, finora, non ne ha certo fatti pochi -, l’accoglienza illimitata e non sostenibile si traduce, e non potrebbe essere altrimenti, nell’obbligo di alcune persone a dover delinquere per sopravvivere. E cosa c’è di umano e di civile in tutto questo? E’ tempo che la sinistra se lo chieda. Il sindaco di Vicenza, lo abbiamo visto, è fra coloro che hanno sollevato la questione. Ora è il caso che qualcuno – in Italia come in Europa – senza trincerarsi dietro le solite, evasive battute inizi seriamente a dare delle risposte.

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