Questa che arriva è San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, il tempo dello stupore notturno e dei desideri da esprimere e appendere agli astri, prima che riprendano il loro cammino. Un po’ come accade a Natale, stanotte ciascuno potrà tornare bambino, archiviare ansie e pensieri e gettare il proprio sguardo lontano; così lontano che poi uno fatica a comprendere che differenza ci sia tra sognare e volare: nessuna, in effetti. I sognatori, si sa, volano e non c’è uomo folle e volante che non abbia iniziato coccolando un sogno. E quale migliore occasione, se non San Lorenzo, per fare entrambe le cose – sognare e volare – e per ammirare le stelle mentre passano graffiando la notte con una luce così forte e fulminea che quasi sfugge ai telescopi ma non al nostro stupore, che invece si moltiplica stella dopo stella. Qualcuno le conta tutte, altri solo alcune, altri ancora ne scorgono una o due appena. Eppure nessuno di coloro che stanotte sogneranno ad occhi aperti, domattina, atterrerà del tutto. Perché anche se la magia notturna a poco a poco svanirà, l’impressione di planare rimarrà a lungo. Dipende dalla strada che saremo disposti a fare, fino al prossimo San Lorenzo, per inseguire la meraviglia che l’incantesimo di oggi ci lascerà dentro, nella cantina dei desideri che frequentavamo da bambini. E che nel frattempo è rimasta dov’era, in attesa di nuovi sogni.

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