ronaldo

Se avesse trionfato l’osannata libertà di scelta, il calcio non avrebbe mai avuto Cristiano Ronaldo. Non è una volgare esagerazione bensì la mera constatazione di un fatto reso pubblico nei giorni scorsi: la madre del fuoriclasse portoghese, per sua stessa ammissione, avrebbe voluto abortire. E se quella volta la signora Dolores Aveiro, intenzionata a non portare a conclusione la sua quarta gravidanza, non avesse trovato qualcuno – in quel caso un medico – a negarle quello che a detta di molte Istituzioni sarebbe addirittura un “diritto”, oggi lo sport mondiale sarebbe privato di una star indiscussa e milioni di ammiratrici e ammiratori del loro idolo. Dunque Cristiano Ronaldo è il frutto di una libertà di scelta negata. Sempre che vi possa poi davvero essere libertà, alla base dell’aborto: e a questo punto almeno un dubbio viene.

Perché se la libertà è un valore in sé positivo – e fin qui ci siamo -, com’é possibile che a negarne l’esercizio possano poi, come spiacevoli “effetti collaterali”, venire al mondo bambini straordinari e magari futuri campioni, come nel caso di Ronaldo? Delle due l’una: o l’esistenza dell’attaccante del Real Madrid, al di là delle ingannevoli apparenze, è un fatto negativo, oppure è la libertà di abortire che sua madre non ha potuto esercitare a non essere positiva e quindi, a ben vedere, a non essere neppure vera libertà. Infatti di solito il godimento di libertà è sempre accompagnato da esiti positivi o quanto meno non negativi. Ma cosa ci sarebbe di buono per noi, per lo sport e per l’umanità, se il capitano della nazionale portoghese non fosse nato? Francamente nulla. Anzi, molto e molti – a partire dalla signora Dolores – ci avrebbero rimesso. E rimesso parecchio.

Dunque, evitando moralismi, chiediamoci laicamente: se ogni anno nel mondo si praticano decine di milioni di aborti (nella civile Europa se ne conta uno ogni 11 secondi), dei quali tantissimi legali, di quanti veri Cristiano Ronaldo ci ha privato la presunta libertà di scelta in capo a giovani donne spesso, fra l’altro, lasciate a decidere sole o nel mirino di pressioni abortiste? E non sarebbe allora il caso – abbassate le baionette, è solo una proposta – di iniziare a ripensare l’aborto volontario ed il presunto diritto di libertà che fonderebbe il ricorso a questa pratica? E’ un’ipotesi che andrebbe considerata seriamente e a prescindere dal pur stimolante caso che si è sin qui considerato. Perché di nessun bambino è possibile, prima della nascita, dire se diverrà o meno un campione. Eppure ogni madre, quando vede per la prima volta il suo piccolo, è già molto più felice di chi solleva la coppa di Campione del mondo.

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